Minacce e botte alla convivente: gli sms gli spianano la strada per il carcere

Un 29enne è stato arrestato dai carabinieri al termine di un'indagine che ha preso il via nel maggio 2019: l'uomo è stato portato a Montorio con le accuse di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate

I carabinieri della stazione di Bardolino

Maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. Queste le accuse che hanno portato il gip del tribunale di Verona ad emettere un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, eseguita nei giorni scorsi dai carabinieri della stazione di Bardolino, nei confronti di un 29enne residente a Garda, celibe, nullafacente e già noto alle forze dell'ordine. 

LA STORIA - Le indagini dei carabinieri hanno preso il via nel maggio 2019, quando la convivente del giovane aveva presentato una denuncia nei suoi confronti, nella quale aveva riferito di subire abitualmente dei maltrattamenti da parte del compagno; episodi che sarebbero iniziati nel febbraio 2018, poche settimane dopo la decisione presa dai due di andare a vivere a Garda. Secondo quanto riferito all'Arma, i maltrattamenti sarebbero consistiti in minacce e frequentissime aggressioni fisiche, per lo più motivate da gelosia e guidate da uno stato di alterazione dovuto ad alcol e stupefacenti, che il 29enne sarebbe stato solito abusare. Tuttavia, due giorni dopo, la donna ha deciso di ritirare la querela poiché, a suo dire, si era riappacificata con il compagno. Ciò nonostante i fatti raccontati sono stati ritenuti particolarmente gravi e preoccupanti, pertanto i carabinieri hanno deciso comunque di avviare delle indagini di iniziativa per meglio accertare l’intera vicenda.
La successiva analisi dei messaggi ricevuti dalla vittima sul telefonino da parte del suo convivente si sarebbe rivelata poi fondamentale: le forze dell'ordine infatti riferiscono che alcuni di questi sarebbero stati "piuttosto inquietanti", al punto che dimostrerebbero il palese atteggiamento intimidatorio, aggressivo e prevaricatore dell’uomo, manifestatosi mediante frequenti ingiurie e minacce di morte, anche allo scopo di convincerla a ritirare la denuncia.

GLI EPISODI - Al momento dell’interrogatorio della donna da parte dei carabinieri, sarebbe emerso un palese stato di terrore nei confronti del convivente, caratterizzato da una forte paura di essere picchiata, ma due giorni dopo la presentazione della denuncia, la vittima si è presentata in caserma insieme al 29enne, mostrandosi affettuosa nei suoi confronti, dichiarando di voler rimettere la querela e continuare la convivenza con quest’ultimo. Un fatto giudicato "strano" dai militari, che avrebbe solo confermato le loro ipotesi dello stato di assoluto assoggettamento psicologico nel quale sospettavano si trovasse la donna, a causa delle continue angherie nei suoi confronti.
Negli anni 2018 e 2019, sono stati effettuati numerosi interventi da parte delle forze di polizia presso l’abitazione della coppia, originati sia da richieste effettuate dalla donna che da parte di privati cittadini, i quali avrebbero udito delle urla e/o assistito a vere e proprie aggressioni o minacce. In queste circostanze, in particolare, gli operanti avrebbero riscontrato i segni delle percosse sul corpo della vittima, il danneggiamento del cellulare e dei vestiti dati alle fiamme: il tutto sarebbe sempre stato opera dell'uomo che, nella maggior parte delle occasioni, si sarebbe trovato in stato di alterazione psicofisica dovuta sia all’abuso di alcol che di droghe.
L’episodio più grave si sarebbe verificato lo scorso 13 giugno, quando la donna è stata ricoverata presso il reparto di neurologia dell’ospedale di Peschiera del Garda, in seguito dell’ennesima violenta aggressione che avrebbe messo in atto il compagno: nella circostanza sulla vittima sarebbero state riscontrate molteplici contusioni con una prognosi di 30 giorni.

Fatti i riscontri del caso, i carabinieri avebbero raccolto inconfutabili elementi di colpevolezza a carico dell’uomo, in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate. Pertanto hanno prontamente segnalato il tutto alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Verona che, condividendo pienamente le risultanze raccolte, ha richiesto e ottenuto l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico del 29enne, che è stato poi confinato nel carcere di Montorio.

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