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I quadri di Atv con il sindaco Flavio Tosi

I quadri di Atv con il sindaco Flavio Tosi

Acido e proiettili, i dirigenti Atv finiscono nel mirino

Ieri la denuncia da parte della società dell'ennesimo minaccia: l'auto di un sindacalista Ugl è stata ritrovata devastata dall'acido. Sul caso ora indaga la Digos, decisa a fermare l'escalation

Non si può certo dire che questo sia stato un anno facile per i dirigenti del servizio pubblico veronese, ma le cose non sembrano ancora destinate a migliorare. Ora l'ennesimo problema, questa volta molto più serio di qualche lettera di protesta. Sembra, infatti, che qualcuno, decisamente scontento di come vanno le cose negli uffici del trasporto cittadino, abbia deciso di passare dalle parole ai fatti ed esprimere il suo dissenso nei confronti della politica di Atv in una maniera non molto ortodossa, rispolverando addirittura vecchie strategie da bande armate.

Venerdì l'auto di un sindacalista di Ugl è stata ritrovata devastata da sostanze acide, una vera e palese intimidazione tracciata nella lamiera. E prima due buste con dentro un proiettile calibro 22 fermate in posta dalla Digos e indirizzate al presidente Massimo Bettarello e al direttore generale Zaninelli. Questo è il clima di tensione che si sta vivendo in Amt da più di un anno, denunciato ieri dai vertici aziendali dopo l'ennesimo tentativo di spaventare dipendenti e quadri. Il nodo pare essere il contratto unico, al centro di una querelle con parte dei sindacati. Cisl, Faisa-Cisal e Ugl hanno siglato l'accordo, Uil, Cgil e una sesta sigla autonoma non ancora. "Se le cose sono collegate, se c'è un disegno o sono i gesti di un singolo, non lo possiamo dire, c'è un'indagine in corso" ha spiegato Bettarello "ma il clima di tensione, le minacce, più o meno velate, le intimidazioni, sono partite da lì. E noi vogliamo che in Atv si lavori bene, in un clima di serenità. Per questo non tollereremo chi con atti, parole o altro alimenti ulteriormente questo clima di tensione".

Fu a luglio dell'anno scorso che a Bettarello e a Zaninelli vennero indirizzate le buste contenenti i proiettili, ma pare che il tempo non sia riuscito a sanare alcuna ferita, la rabbia e lo scontento ancora spingono qualche anonimo eversivo alla violenza, anche se per il momento (e fortunatamente) solo verso cose e non contro persone. Ma la minaccia resta, pesante, sospesa sopra gli uffici del trasporto pubblico scaligero come una proverbiale spada di Damocle. Ora sul caso indaga la Digos, che già aveva fermato le buste sospette un anno fa, e che sta cercando di raccogliere ogni possibile indizio dall'automobile rovinata rinvenuta nel parcheggio aziendale di Legnago.

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