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La migrazione porta gli ibis eremita in provincia: il pericolo ora è il bracconaggio

I sette volatili si stanno dirigendo autonomamente verso il sito invernale dell’Oasi di Orbetello, in Toscana: "Colpirli significa perdere la speranza di restituire alla natura quello che l’uomo le ha sottratto"

Dall’Austria alla provincia di Verona, dritti verso sud lungo la direttrice che collega i quartieri riproduttivi di Burghausen alle porte della pianura padana, cielo facile prima degli Appennini. È questa la via che stanno seguendo Camillo e gli altri 6 giovani ibis eremita, impegnati nella migrazione autonoma verso il sito invernale dell’Oasi di Orbetello, in Toscana. Giunti a nord della città scaligera, non sono tanto le insidie dei venti a minacciare il loro viaggio quanto il pericolo del bracconaggio illegale in periodo di caccia aperta: tra Veneto, Lombardia e Toscana solo nel 2016 sono stati colpiti 5 esemplari. A monitorarli da terra nei pressi di Dolcè Veronese una vera e propria task force, costituita dal Parco Natura Viva, dall’associazione “Il futuro della biodiversità locale” e da “Verona Bird Watching”.

“Camillo è un ibis esperto che ha compiuto la migrazione guidata dall’uomo verso sud due anni fa”, spiega Camillo Sandri, veterinario e direttore tecnico del Parco Natura Viva di Bussolengo, unico partner italiano del progetto europeo di reintroduzione dell’ibis eremita. “Memorizzò la rotta all’andata nel 2015, seguendo l’ultraleggero e le mamme adottive. Poi la ripercorse autonomamente all’inverso in primavera, per tornare verso i quartieri riproduttivi dell’Austria. Ora, in vista dell’inverno, sta tornando in Toscana e con sé conduce anche alcuni piccoli nati quest’anno come la giovane Speranza, ai quali mostra la via". I ricercatori del progetto 'Reason for Hope' fanno affidamento proprio sugli esemplari adulti come Camillo, ai quali è demandato il compito di fondare nuove popolazioni di una specie estinta in Europa da 4 secoli a causa della pressione venatoria. Eppure, la maggiore minaccia a carico degli ibis eremita su suolo italiano, rimane ancor oggi la caccia illegale. “Ogni ibis è dotato di gps e viene monitorato in tempo reale e il viaggio che ognuno di loro deve affrontare si snoda da nord a sud per più di mille chilometri. Colpirli significa perdere la speranza di restituire alla natura quello che l’uomo le ha sottratto, ancor più se si tratta di esemplari adulti che stanno conducendo a sud i giovani”, conclude Sandri.

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