Fantasiosi "micro stati" e minacce per bloccare vendite all'asta di case

Due uomini sono stati arrestati e diversi cittadini sono stati denunciati a piede libero. Le accuse più gravi sono estorsione, truffa e turbativa d'asta

Il comandante dei carabinieri di Verona Stefano Caneschi e il luogotenente dei carabinieri Luca Bonizzoni della sezione polizia giudiziaria della Procura di Verona

Creare un micro stato in casa propria, indipendente e inviolabile, di cui proclamarsi fiduciario rinunciando alla cittadinanza italiana. Sarebbe stato questo lo stratagemma utilizzato da due cittadini per sfuggire ai debiti. Uno stratagemma che veniva anche divulgato via internet o in incontri pubblici per fare proselitismo. In questo modo, un numero ancora indefinito di cittadini si è affidato ad uno strumento che sembrava in grado di poter risolvere i loro problemi finanziari e invece li ha aggravati.
Le iniziali dei due uomini protagonisti di questa vicenda sono D.N., veronese nel '62, ed A.C., milanese del '67. Entrambi sono stati arrestati dai carabinieri di Verona per numerosi reati. Tutti e due sono accusati di turbativa d'asta. A D.N. si contestano anche i reati di estorsione, truffa, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale e calunnia, mentre A.C. è accusato anche di minaccia a pubblico ufficiale e interruzione di pubblici servizi. Oltre agli arrestati, diversi cittadini sono stati denunciati in stato di libertà per aver commesso dei reati minori, convinti dalle tesi "ultraindipendentiste" divulgate da A.C..
L'indagine che ha portato ai due arresti è stata coordinata dalla Procura di Verona e condotta dai carabinieri della sezione Polizia Giudiziaria. Ad illustrarla, oggi 18 maggio, sono stati il comandante dei carabinieri di Verona Stefano Caneschi e il luogotenente Luca Bonizzoni in rappresentanza della sezione Polizia Giudiziaria.

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(Il cartello che indicava la presenza della sede diplomatica di un micro stato in un appartamento che doveva essere venduto all'asta)

Tutto è cominciato da delle segnalazioni inviate dal Tribunale Civile di Verona. In sostanza, le vendite all'asta di alcuni immobili venivano intralciate da cittadini che si autoproclamavano fiduciari del proprio micro stato ed erano così sicuri di bloccare le procedure del tribunale. Per spaventare i potenziali compratori, si passava dalle minacce alla resistenza a pubblico ufficiale fino ad atti intimidatori come l'apposizione di cartelli minatori o l'esposizione di manichini appesi ad un cappio.
L'attività di indagine ha permesso di identificare D.N. e A.C. come i principali responsabili. D.N. è il proprietario di immobili a lui sequestrati per debiti superiori al mezzo milione di euro. Debiti che i creditori speravano di recuperare attraverso la vendita degli immobili stessi. A.C., invece, è il fondatore dell'organizzazione che cerca di convincere le persone a rinunciare alla cittadinanza e a creare un proprio micro stato capace di battere moneta. Queste monete sono definite "euro scritturali", esistono solo sulla carta e in realtà non hanno valore. I fiduciari dei micro stati, però, usavano questi soldi virtuali per saldare i loro debiti, pensando così di aver messo i conti in ordine.
La parlantina e la capacità di convincimento di A.C., unite alla disperazione dei debitori, hanno convinto un bel numero di cittadini a rinunciare a difendersi usando le vie legali, scegliendo una strada fantasiosa che però ha portato solamente ad un aggravamento della propria situazione.

Sulla base degli elementi raccolti dai militari, giovedì 16 maggio sono scattati gli arresti. D.N. si trovava già in carcere per altri reati, mentre A.C. è stato preso dai carabinieri nella sede dalla sua organizzazione, in via Flavio Gioia a Verona.

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