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La statua di Giulietta e la classica "palpata" - A fianco Michela Morellato (ph Facebook)

La statua di Giulietta e la classica "palpata" - A fianco Michela Morellato (ph Facebook)

Petizione contro la palpatina "sessista" a Giulietta: insulti social a Michela Morellato

La promotrice della petizione #Savegiulietta è stata pesantemente attaccata sui social: "Sono dispiaciuta e turbata da questo tipo di reazioni provenienti tanto da uomini che da donne. Toccare il seno di Giulietta è per me una strumentalizzazione del corpo femminile"

Partiamo da un episodio: Michela Morellato nel 2011 venne aggredita da un cittadino straniero mentre passeggiava indossando un abito succinto in strada. Intervennero le forze dell'ordine e poi l'uomo fu rilasciato. Qualche tempo dopo, quella stessa persona che aveva "contestato" aggredendola il suo sbarazzino andar in giro in minigonna, fu accusata di aver violentato una ragazzina a Vicenza. La denuncia di Michela Morellato si rivelò allora impotente, e un nuovo abuso venne commesso.

Con le dovute proporzioni, Michela Morellato ci riferisce questo fatto dopo aver assistito alla reazione "scomposta" (giusto per usare un eufemismo) che in molti utenti del web hanno dimostrato nei suoi confronti, dinanzi alla sua petizione lanciata su Change.org #Savegiulietta. Si tratta di una raccolta firme indetta per denunciare quello che l'influencer berica ritiene essere un gesto dalla matrice «chiaramente sessista», pur essendo legato a una consolidata tradizione, vale a dire la celeberrima "palpatina benaugurante" al seno della statua bronzea di Giulietta nel cortile della casa Capuleti di Verona.

Il senso della petizione

Cosa chiede all'amministrazione comunale di Verona la petizione lanciata dalla Morellato? Fondamentalmente due cose: la prima è quella di far comprendere a tutti che non è cosa "normale", soltanto perché lo fanno tutti, "palpare la tetta" (noblesse oblige) di una statua («Che le istituzioni si adoperino affinché le persone siano portate a riflettere sul reale valore simbolico del gesto: "toccare il seno ad una statua di un’adolescente"»). «Esistono altre statue raffiguranti Giulietta Capuleti sparse in giro per il mondo, - ci racconta indispettita Michela Morellato - mi spiegate perché soltanto in Italia c'è questa tradizione di allungare le mani sul suo seno?».

L'altra richiesta della petizione #Savegiulietta, complementare alla prima, è quella di far apporre a fianco della statua raffigurante l'eroina shakesperiana, anche quella del suo amato Romeo, così che l'equilibrio tra i sessi sia ristabilito nel qual caso qualcuno desideri allungare le mani e toccare anche le sue parti intime. La cosa suona strana, certo, e la domanda da porsi se proviamo a seguire il ragionamento della Morellato è proprio questa: perché? Qual è il motivo per cui donne e uomini accettano alla leggera di violare il seno di Giulietta, tanto che si è persino venuta a costituire una tradizione (nemmeno troppo antica, essendo la statua di Nereo Costantini del 1972), mentre a quel che risulta ogni qual forma del ben più antico culto di Priapo fatica ormai a trovar adepti da diversi millenni nel Bel Paese (quantomeno nei musei...)?

La risposta, giusta o sbagliata che sia, fornitaci dalla Morellato suona più o meno così: perché esiste una certa tendenza sociale che consente "legittimamente" di rendere oggetto (disposto all'uso) molto più facilmente un corpo femminile che non uno maschile. Contro questa tendenza si muove allora la seconda rivendicazione della petizione #Savegiulietta con il suo portato anche provocatorio («Che nel cortile venga posta una Statua di Romeo affinché Giulietta non sia più sola e perché, se mai qualche donna o uomo vorrà toccare i testicoli ad una statua, si possa rendere conto della gravità della situazione»).

Una "femminista" sui generis

Quello di Michela Morellato appare legittimamente come un discorso di stampo femminista, ma proviene da una donna che non coincide in nulla o quasi con lo stereotipo della "femminista". Ecco che allora il suo caso diventa molto interessante. Michela è una donna estremamente bella e non ha mai voluto nasconderlo, ha sempre fatto del proprio corpo quel che lei voleva e oggi continua a rivendicare quella che ritiene la sua libertà personale.

«Tra chi ha commentato la notizia della mia petizione, - ci spiega la Morellato - c'è anche qualcuno che mi ha insultata tirando in ballo alcuni miei scatti senza veli del passato, o foto del mio profilo Facebook. Ma io non sono una bigotta, e il mio discorso non vuole essere repressivo, anzi rivendico la libertà sessuale di noi donne, ma voglio smascherare un malcostume che è molto italiano. Poniamo anche che ci siano cose del mio passato che non rifarei, per qual motivo oggi non posso essere presa in considerazione quando affermo cose nelle quali credo e che ritengo essere giuste?».

Le molestie subìte che all'età di 18 anni Michela Morellato con grande coraggio denunciò pubblicamente, restano impresse nella sua memoria ancora oggi e all'epoca dei fatti sollevarono un vero polverone mediatico seguito da regolare processo nelle aule di Tribunale. Oggi la Morellato è una mamma sposata e nei confronti di quel giornalista sportivo della Rai che, secondo le sue accuse, le chiese «favori sessuali in cambio di una carriera in televisione», non pare portare particolare rancore: «Fu terribile, non ho mai nemmeno raccontato tutto, ma oggi l'ho perdonato, e poi il vero problema è che si tratta di un sistema purtroppo molto diffuso ed è proprio questo che voglio contrastare». 

Gli insulti: odiatori di professione e nel tempo libero

Da quando esistono i social networks si è creata una particolare categoria di utenti, i cosiddetti haters, odiatori professionali che insultano gli altri, con conseguenze talvolta anche drammatiche. Nel caso di Michela Morellato gli insulti che ha ricevuto in queste ultime ore coinvolgono una ben più larga cerchia di persone, anche e forse soprattutto le cosiddette persone "normali", improvvisate haters del tempo libero.  

«Michela Morellato è un'oca ottusa in cerca di visibilità» scrive Paolo in un commento su Facebook, e poi ancora Katia «Mi sa che sta tizia ha bisogno di ben altro», subito soccorsa da Lorenzo che con perfetto idioma veneto aggiunge «Ghe demo on bel moreto...così i coioni la ghe li palpa a lu». Giovanni evita troppe riflessioni e si rivolge alla Morellato con un semplice «ma vai a cagare», mentre Antonio è ancora più drastico: «Morellato copate». 

«Sono molto dispiaciuta e turbata da questo tipo di reazione che proviene tanto da parte degli uomini che delle donne. - ci spiega Michela Morellato - Sono anche stanca e temo di venire fraintesa, ma presto farò circolare un video in cui riprendo tutti questi commenti inappropriati. In fondo non voglio togliere a nessuno la statua di Giulietta, ed è chiaro che nessuno dovrebbe nemmeno sfiorare i testicoli di Romeo. Io voglio soltanto far riflettere su piccoli gesti quotidiani che però nascondono alcune tendenze così radicate nelle persone da risultare invisibili, ma che per me restano profondamente sbagliate. A chi mi accusa di cercare visibilità mediatica, - conclude quindi la Morellato - rispondo semplicemente che a breve mi trasferirò negli Usa e che ad oggi non ho bisogno proprio di nulla. Io parlo di degrado culturale e di strumentalizzazione del corpo delle donne e in Italia vengo attaccata da chiunque, all'estero una cosa così non sarebbe concepibile». 

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