Famiglia povera non paga la mensa a scuola: serviti tonno e cracker per una bambina

L'episodio è avvenuto in una scuola elementare di Minerbe

Mensa scolastica - immagine di repertorio

Siamo nella scuola elementare "Giacomo Zanella" di Minerbe, qualche giorno fa, orario mensa, seduti a tavola bimbi, bimbe, insegnanti e poi lei. Lei chi? Una bambina, una minore, un soggetto debole anche secondo la legge dunque, messa all'angolo della "catena alimentare", perché i suoi genitori da diverso tempo non sono in regola con il pagamento della retta della mensa. Le sono stati serviti tonno e cracker, mentre gli altri suoi compagni mangiavano il regolare pasto. Questa la vicenda riportata quest'oggi sulle colonne del quotidiano L'Arena da Francesco Scuderi, tutto il resto è contorno.

Una storia che ha dell'incredibile, ma che trova delle conferme indirette nelle stesse parole di giustificazione fornite dall'amministrazione comunale. L'istituto scolastico di per sé non ha infatti responsabilità sul servizio mensa, affidato dal Comune ad una ditta esterna. A parlare è stato dunque il vicesindaco Momi con delega all'Istruzione pubblica, il quale ha spiegato di essere «umanamente dispiaciuto» per quanto avvenuto, ma che d'altro canto bisogna anche «essere corretti verso tutte le famiglie che pagano regolarmente la mensa». Il vicesindaco ha spiegato che le famiglie in difficoltà, individuate sulla base dell'Isee, vengono già aiutate dal Comune per pagare la mensa, sono ben 36 i bambini coinvolti nelle sovvenzioni. Tra questi anche la stessa bimba "tonno e cracker", una dei sei stranieri aiutati dall'amministrazione coprendo circa il 40/50% del costo del buono pasto. 

Stando alle parole del vicesindaco, l'amministrazione di Minerbe avrebbe anche proposto dei percorsi di inserimento lavorativo alla stessa famiglia indigente della bimba "tonno e cracker" (suona male essere identificati così verbalmente, figuratevi viverlo), ma le proposte sarebbero tutte state rifiutate. Insomma, i tentativi per aiutare sarebbero stati fatti, questa la linea del Comune, ma tutto vano e dunque così si sarebbe arrivati alla morosità protratta per quanto riguarda la retta della mensa e, infine, alla drastica soluzione del "pasto alternativo". 

Nessuno si erga a giudice, per carità, situazioni difficili da gestire per chi deve fare i conti con i bilanci, soprattutto se vi sono già precedenti che coinvolgono quasi una ventina di famiglie in difficoltà. Resta però il fatto che le modalità di "gestione" di simili dinamiche possono essere tante e differenti. La sensazione, giusta o sbagliata che sia, è quella che a Minerbe si sia scelta la via più semplice: non paghi la mensa? Ti dò tonno e cracker. Il problema è che in mezzo ci è finita un'innocente bambina delle elementari, rea soltanto di aver fame all'ora di pranzo.

Davvero non si possono cercare strade alternative per fornire un pasto caldo a lei come ad altri possibili cento bimbi di famiglie indigenti? Abbiamo idea di quanto cibo anche un solo ristorante qualsiasi, quotidianamente, sprechi e getti via? Si ha un ben che minimo e vago sospetto dei danni psicologici che possono causare allo sviluppo di un bambino episodi traumatici come questo? L'auspicio, condiviso con il vicesindaco, è che quello dei giorni scorsi resti davvero un «caso limite» e, possibilmente, isolato.

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