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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Cronaca

Membro della Banda dei Rolex stanato dopo sei anni

La Polizia scientifica lo ha inchiodato grazie alle impronte digitali lasciate su uno scooter

L'aveva passata liscia per sei anni un 27enne napoletano che aveva rapinato un uomo del suo orologio a Verona nel maggio di sei anni fa. Era stato arrestato solo il suo complice perché le sue impronte digitali, trovate dalla Polizia Scientifica scaligera sul motorino utilizzato dai malviventi, non risultavano associate ad alcuna persona nella banca dati. La Sezione Identità Giudiziaria del Gabinetto Interregionale per il Triveneto di Polizia Scientifica, a Padova, però, procede periodicamente al riesame dei frammenti d'impronta rimasti non attribuiti. Ed è proprio nel corso di tale attività che, analizzato con il sistema informatico APFIS, il frammento già giudicato utile in precedenza è risultato appartenere al 27enne napoletano, le cui impronte sono state inserite in banca dati nel febbraio scorso dal Gabinetto Interregionale Polizia Scientifica di Napoli all'atto del suo arresto per reati contro il patrimonio.

È stata così confermata la tesi investigativa, già prospettata all'epoca dei fatti dagli investigatori veronesi, della corresponsabilità nella rapina di Verona. Il sistema informatico APFIS (Automated Palmprint and Fingerprint Identification System) creato e gestito dal Servizio Polizia Scientifica della Direzione Anticrimine della Polizia di Stato, gestisce l’archivio di dati identificativi del Ministero dell'Interno, al quale pervengono per via telematica in tempo reale i cartellini fotodattiloscopici redatti dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e, tramite i canali di cooperazione internazionale, dalle polizie straniere, con una gestione attuale di circa 11 milioni di cartellini, con memorizzazione delle fotografie, delle impronte, nonché dei dati anagrafici e biometrici delle persone sottoposte a rilievi.


L’episodio risolto è attribuibile ad uno di quei gruppi di malviventi campani, meglio noti all'opinione pubblica come "banda dei Rolex", che si spostavano “in trasferta” per il tempo necessario per compiere le rapine in province dove non erano conosciuti. Il fatto dimostra l’importanza di conservare intatta la scena del crimine fino all’arrivo delle forze di polizia che con i loro specialisti cristallizzano per sempre anche le più piccole tracce utili per le indagini.

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