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Maxi truffa ai fornitori, 4 persone in manette: vittime anche nel Veronese

La maxi frode è partita da un ristorante di Marano Vicentino: gli uffici del NAS di Padova inoltre lanciano un appello per sollecitare eventuali altre persone che si sono trovate loro malgrado coinvolti nella truffa, a presentare ulteriori denunce

Poco meno di 50 fornitori truffati in tutto il Veneto, ma potrebbero anche essere di più, per oltre 200mila euro e 8 indagati per associazione a delinquere pluriaggravata, truffa aggravata e continuata, furto aggravato, insolvenza fraudolenta, appropriazione indebita e ricettazione: tutto per una maxi frode che aveva come base un ristorante di pesce di Marano Vicentino, il Veliero.
Sono scattate l'altro giorno le perquisizioni da parte dei NAS Carabinieri di Padova, con i militari delle Compagni di Vicenza, Schio, Thiene e Valdagno, nei confronti di tre albanesi e cinque italiani, tutti residenti nel vicentino. Nel frattempo sono state eseguite anche quattro misure cautelari nei confronti di questi, disposte dal Gip del Tribunale di Vicenza.

L'INDAGINE - Il tutto ha preso il via lo scorso agosto, come racconta VicenzaToday, da una serie di accertamenti svolti da militari del NAS nell’ambito dei normali controlli sul commercio ittico, durante i quali si sono accorti di una serie di acquisti “anomali” operati a nome del ristorante in questione, che figurava come acquirente di quantitativi di pesce in misura sproporzionata rispetto alle normali esigenze, specie se si tiene conto che lo stesso aveva aperto nei primi mesi del 2017.

IL SISTEMA, LE PERQUISIZIONI E GLI INDAGATI - I successivi accertamenti hanno poi consentito di appurare che il locale nella sostanza veniva gestito formalmente da un italiano della zona, ma in realtà si trattava di una copertura per gli otto soggetti uno dei quali, usato come “testa di legno”, aveva aperto sei conti correnti bancari ed uno postale presso delle filiali della zona, versando cifre irrisorie (100 euro) e ottenendo in tal modo i blocchetti degli assegni, con i quali acquistava (ovviamente allo scoperto) sia pesce che attrezzature per la ristorazione (fornelli, forni, frigoriferi, banconi, ecc) che venivano poi rivendute in nero ad altri acquirenti.

Sono stati così raggirati 42 fornitori, ma il numero potrebbe anche salire, residenti nelle provincie di Vicenza, Verona, Padova, Rovigo e Venezia, per un controvalore di più di 200.000 euro. Questi, una volta resisi contro di essere stati truffati, o non provano neppure a chiedere un risarcimento, oppure se avanzavano la richiesta venivano “convinti” dalla forza intimidatoria del gruppo a “lasciar perdere”. Un "sistema" che è andato avanti fino alla fine di agosto scorso, quando il ristorante prima ha chiuso per ferie e poi ai primi di settembre ha cessato definitivamente l’attività, probabilmente perché la voce nell'ambiente si era sparsa, ma nonostante ciò l’organizzazione aveva comunque ottenuto lo scopo di racimolare con un sistema apparentemente così semplice una così considerevole somma di denaro. 

Il NAS ha quindi informato la Procura di Vicenza e il G.I.P. ha ordinato per gli otto soggetti coinvolti altrettante perquisizioni, riconoscendoli responsabili dei reati di associazione a delinquere pluriaggravata, truffa aggravata e continuata, furto aggravato, insolvenza fraudolenta, appropriazione indebita e ricettazione.

Di questi otto, quattro sono destinatari di misure cautelari: un albanese del 1983, pregiudicato per reati contro il patrimonio e la persona, residente a Schio, agli arresti domiciliari; un italiano del 1991, pregiudicato per reati contro il patrimonio, residente a Valdagno, con l’obbligo di residenza nel territorio del Comune di Valdagno; un italiano del 1981, residente a Vicenza, con l’obbligo di presentazione quotidiana presso la Stazione Carabinieri di Vicenza; un italiano del 1988, residente a Zugliano, l’obbligo di presentazione quotidiana presso la Stazione Carabinieri di Thiene.

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