Mascherine con falso marchio CE: imprenditore rischia 2 anni di carcere

La documentazione nelle mani del commerciante non avrebbe alcun valore legale in territorio comunitario, così tutti i dispositivi sono finiti sotto sequestro e per lui è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Verona

Le mascherine sequestrate dalla guardia di finanza

I controlli per contenere i rischi derivanti dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, nei giorni scorsi hanno portato il gruppo della guardia di finanza di Villafranca ad eseguire alcune verifiche presso un esercizio commerciale operante nella zona, dove sono state trovate e sequestrate circa 5.100 mascherine sulle quali sarebbe stato apposto indebitamente il marchio CE.

Tali mascherine, acquistate e importate direttamente dalla Cina sulla scorta di false certificazioni tecniche, sarebbero state pronte per essere rivenduti come veri e propri dispostivi medici a operatori economici dei più svariati settori, dai supermercati alle farmacie. Le Fiamme Gialle, nel corso delle operazioni, le avrebbero individuate nel magazzino di una società che opera nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e tabacco. 

Sulle confezioni era riportato il marchio CE, con il quale si attesta la conformità del prodotto agli standard qualitativi previsti dalle relative norme tecniche europee per le mascherine a uso medico, le cosiddette «mascherine chirurgiche».
Ma durante le verifiche della validità e dell’attendibilità della documentazione destinata a comprovarne tale conformità, i finanzieri avrebbero scoperto che l’unico documento in possesso del soggetto controllato era un «certificato di conformità», apparentemente rilasciato da un ente cinese di Shenzhen, privo di qualsiasi valore nel territorio comunitario.
Dunque la certificazione esaminata dai militari, e conseguentemente la stessa apposizione del marchio CE sui prodotti rinvenuti, che dovrebbe garantire la corrispondenza ai requisiti di produzione e di performance delle mascherine chirurgiche con le norme tecniche di settore, sarebbe risultata pertanto priva di qualsiasi valore legale. Le Fiamme Gialle sottolineano inoltre che il commerciante controllato avrebbe potuto avvalersi della procedura in deroga ammessa dal decreto legge n. 18 del 2020 che ammette la produzione, l’importazione e l’immissione in commercio di mascherine anche in assenza della certificazione comunitaria, previa autorizzazione dell’Istituto Superiore di Sanità.
Denunciato alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Verona, al sostituto procuratore Diletta Schiaffino, per l’ipotesi di reato prevista e punita dall’art. 515 c.p. («Frode nell’esercizio del commercio»), l'imprenditore rischia ora fino a due anni di reclusione e tutte le mascherine sono finite sotto sequestro.

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La guardia di finanza ricorda come, in questo periodo di emergenza, le mascherina costituiscano «uno strumento di contenimento della diffusione del virus e sono divenute, di conseguenza, appetibile obiettivo per le più svariate forme di illeciti guadagni.
Le attività di servizio posta in essere dal Corpo in questo contingenza da Covid-19 sono il frutto di una mirata analisi del contesto economico di riferimento, volta a individuare i principali fenomeni illegali che vengono posti in essere. Nel corso degli ultimi tre mesi è stato possibile sottoporre a sequestro oltre 63 mila mascherine (nello specifico 25 mila dispositivi di protezione individuale e 38 mila dispositivi medici), oltre 584 litri di gel, nonché segnalare all’Autorità giudiziaria 10 responsabili.
L’azione della Guardia di Finanza in questo specifico settore ha lo scopo di tutelare i cittadini da pratiche commerciali scorrette e fraudolente, poste in essere da chi pur di trarre profitto dallo stato emergenziale, immette sul mercato prodotti privi dei prescritti requisiti di legge».

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