Magalini ospedale Covid-19. «Lasciato scoperto un territorio enorme»

Anna Maria Bigon del Partito Democratico è dubbiosa sulla scelta della Regione Veneto: «Non sembra la scelta più azzeccata». E Manuel Brusco del M5S chiede: «Siano soddisfatte tutte le esigenze strutturali e organizzative di Villafranca»

Ospedale Magalini di Villafranca (Foto di repertorio)

Mamme che avrebbero partorito a Villafranca e che invece lo hanno dovuto a Peschiera; pazienti che avrebbero avuto bisogno di un pronto soccorso dirottati verso altri ospedali; malati trasferiti. Anche questo è stato parte della riconversione del Magalini in centro Covid-19. Il nosocomio villafranchese è diventato una delle strutture regionali dedicate solo ed esclusivamente alla cura dei casi positivi di coronavirus. Casi che questa mattina, 23 marzo, al Magalini sono diventati 74, come riportano gli ultimi dati forniti dalla Regione Veneto.

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E se il presidente della Regione Luca Zaia anche ieri ha assicurato che gli ospedali diventati centri Covid-19 dopo l'emergenza ritorneranno come prima, c'è comunque qualche voce critica tra i consiglieri regionali veronesi. «La scelta di riconvertire il Magalini di Villafranca lascia scoperto un territorio enorme - ha dichiarato Anna Maria Bigon del Partito Democratico - Non era meglio puntare su una struttura dismessa, anche per dare il segnale della riapertura di un servizio pubblico, specializzato in uno specifico settore? Oppure, vista la doverosa esigenza di rispondere alla drammatica situazione della Lombardia, perché non si è pensato a un ospedale più vicino? Non poteva essere allestito un solo padiglione, lasciando i servizi per il territorio? Inoltre Villafranca tra tutti gli ospedali della provincia Villafranca è quello con il personale più anziano dal punto di vista anagrafico. Anche per questo non sembra la scelta più azzeccata».
Mentre Manuel Brusco del Movimento 5 Stelle chiede di potenziare il Magalini: «Si doti l'ospedale di Villafranca di attrezzatura Ecmo - ha scritto Brusco - In altre regioni si è provveduto d'urgenza in questo senso, riconoscendo alla macchina di ossigenazione extracorporea una utilità altissima nella terapia intensiva. Inoltre si tratterebbe di un investimento per il futuro, visto che al momento in tutto il Veneto sono disponibili solo due Ecmo. Più in generale la sanità regionale dichiari subito la disponibilità a soddisfare tutte le esigenze strutturali e organizzative di Villafranca».

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