Mafia, dopo le interdittive l'imprenditore si difende: "Il mio casellario giudiziario è pulito"

"Un mafioso io? Se sono un mafioso perché non mi arrestano? Per quale ragione, se sono un mafioso, in tutti questi anni ho potuto aprire sei locali e nessuno mi ha mai contestato niente? La verità è che i miei guai sono iniziati quando sono andato in Lessinia"

"Un mafioso io? Se sono un mafioso perchè non mi arrestano? Per quale ragione, se sono un mafioso, in tutti questi anni ho potuto aprire sei locali e nessuno mi ha mai contestato niente? La verità è che i miei guai sono iniziati quando sono andato in Lessinia. Lì è cominciato tutto e io sono una vittima di giochi politici altrui", queste parole rilasciate al quotidiano L'Arena sono di Francesco Piserà, l'imprenditore calabrese proprietario della società Gfa srl, che è stato destinatario di un'interdittiva antimafia per i sei locali aperti sul Garda, sia sulla sponda bresciana sia su quella veronese. "Il mio casellario giudiziario è pulito. Lo ha visto no? Compare la scritta 'nulla'. Quindi io sono pulito. Da sei anni non vado in Calabria. L'unica volta che sono tornato è stato per il funerale di mia madre. Non ci vado più nonostante abbia delle case. Non frequento mafiosi, non ho parenti mafiosi". La scritta nulla sul casellario compare anche in caso di assoluzioni arrivate dopo una permanenza in carcere e c'è comunque da ricordare che essere interdetto non si traduce automaticamente in essere mafioso: le interdittive vengono assegnate in seguito a scrupolosi controlli e basta magari qualche lontana parentela nella malavita per farne scattare una.  
Piserà poi prosegue sulle colonne del giornale veronese: "Lavoro sul lago da anni, un posto scelto a caso. Volevo aprire un locale a Verona, venivo da Perugia, poi ho deciso per Bardolino. Mi ricordo che all'epoca neanche sapevo fosse sul Garda. Ho sempre presentato certificati antimafia. Ho sempre ottenuto rilasci di autorizzazioni da parte dei sindaci dei comuni interessati. Poi decido di prendere l'hotel Sporting a Boscochiesanuova, quindi di entrare nella gestione degli impianti di risalita. Ed è lì che sono iniziati i guai. E sa perché? perchè da presidente di Bintar Snea (impianti risalita) avevo chiesto i conti perchè mi sembrava strano che le cose andassero così male visto che di gente ne vedevo sulle piste. Non è vero che volevano liquidarmi. Sono stato io a chiedere di rilevare il resto della quota e avevo già preparato gli assegni circolari. La società era già in liquidazione, altro che messa in liquidazione per mandarmi via, di quella gente io mi ero fidato. Ho sbagliato. E da loro sono cominciate le denunce e quindi adesso le interdittive. Che penso io della mafia? Che non è una cosa bella. Ma la mafia è a Roma, la mafia è la politica. Vogliono sapere dove trovo i soldi per investire? Che me lo vengano a chiedere, così lo spiego anche a loro. Non servono tanti soldi, serve voglia di lavorare. Tu mi dai una catapecchia, io la trasformo in una reggia". 
L'imprenditore starebbe già facendo preparare i ricorsi al Tribunale Amministrativo: da questi dipendono circa una trentina di posti di lavoro. 

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