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Domenica, 5 Dicembre 2021
Cronaca

Ma quale traforo per Verona?

Sono tre le soluzioni, tutte devastanti. I cittadini dovrebbero essere consultati con il referendum

Verona è certamente una delle più belle città al mondo, per la sua storia e per la sua posizione. È una storia iniziata decine di migliaia di anni fa, ed i resti dell’homo quinsaniensis al Museo ne sono una testimonianza evidente, il secondo reperto cronologico dell’homo sapiens sapiens dell’Italia, legato alla particolare posizione di Verona al confine delle Alpi verso la pianura, intorno al fiume che reca acqua e vita e produce ricchezza.

Dopo il tempo delle servitù militari, la città è uscita dalle mura magistrali ed ha goduto di uno sviluppo molto importante attorno ai rilievi alpini, tanto da essere ormai la 13ma città italiana per abitanti, ed il calo demografico è stato compensato da nuovi arrivi di tutti i colori, da nuovi veronesi che parlano poco l’italiano e di più il dialetto, abbandonato ormai da tanti veronesi. Come collegare questi nuovi quartieri ? da tempo si è pensato ad un traforo tra Est e Ovest, e le possibilità sono molte, ed è facile fare confusione tra varie proposte che devono essere orientate al bene duraturo della popolazione. Già gli austriaci ci pensavano a metà Ottocento, ma pensavano ad un traforo molto corto, tra Borgo Venezia e Borgo Trento, come quello di Lubiana; ma non se ne fece niente; ora il traffico ed il numero esagerato di autoveicoli dei veronesi pone complicazioni enormi, perché ormai non si sa più dove sistemare tutte queste scatole metalliche, sia quando stanno ferme sia quando si muovono, che ingombrano, puzzano, spandono rumore e veleni.

La proposta di traforo da parte dell’attuale Giunta comunale non sembra proprio trasparente e condivisa dai veronesi, come ci vogliono far credere, dando tutto per scontato e senza discussione alcuna. I possibili trafori a Verona potrebbero essere di 3 tipi, e su questi tre avrebbero dovuto esprimersi i veronesi: il primo tipo, quello breve, è quello che si potrebbe ricavare tra Porta Vescovo e Porta San Giorgio, utilizzabile dai veronesi che devono spostarsi tra Est e Ovest, breve e senza pedaggi, chiuso al traffico pesante; sembrerebbe il più accettabile, ma i residenti di alcuni quartirei non l’hanno mai visto di buon occhio; era quello che proponeva l’attuale sindaco in campagna elettorale.

Il secondo tipo è un completamento dell’anello tangenziale intorno a Verona, è quello proposto dall’attuale Giunta: parte dal terminale della tangenziale Est, sotto le colline, esce in zona Avesa e prosegue senza uscite in trincea fino oltre Cà di Cozzi e poi scavalca l’Adige verso Parona / Sorte, per raccordarsi alle altre tangenziali e all’autostrada in zona Verona Nord: una specie di autostrada aperta a mezzi pesanti e a pagamento, poco adatta ai residenti perché esterna alle zone abitate. Non se ne sapeva quasi nulla finché l’Arena, il quotidiano di Verona, non l’ha illustrato, ma solo dopo le richieste dell’Associazione per il Referendum.

Una terza soluzione, sempre trascurata, potrebbe essere con la stessa partenza alla fine della tangenziale Est, prosecuzione in galleria fin oltre Cà di Cozzi, in zona San Rocco, per poi andare a raccordarsi a Verona Sud con ponte sull’Adige eccetera, analoga alla precedente, ma senza passaggio in trincea per la zona tra Avesa e Quinzano e perciò meno impattante. Ma nessuno ne ha mai parlato. Le tre soluzioni presentano tutte aspetti positivi e negativi, ma sono comunque costose e inquinanti, perché continuano a favorire e incrementare la circolazione delle vetture e non cercano di limitarle, come dovrebbe avvenire, soprattutto per i gravi rischi della salute.

Tutte comunque modificano il volto della città, quindi alla domanda quale traforo per Verona si dovrebbe cercare l’opinione della popolazione residente, e non procedere con colpi di mano e decisioni già prese, con informazioni negate o ambigue come sta avvenendo. Andrebbero consultati i cittadini, è una vera occasione per un referendum consultivo; ma questo non sembra sia un argomento di interesse per la giunta comunale e per il sindaco più amato d’Italia (è meglio il più votato, amato mi sembra un termine un po’ troppo impegnativo per uno che non sa sorridere).

Un gruppo di cittadini ha accettato di sostenere la proposta di una consultazione democratica dei veronesi residenti, sostenendo un referendum che ora, dopo molte manovre per bloccarlo, viene proposto ai cittadini con una raccolta di firme. Il sindaco dimostra di temere il referendum e cerca in tutti i modi di evitarlo, vuole chiamare lui stesso i possibili medici che analizzino l’impatto e l’inquinamento possibile, o cerca di sostituire il referendum con un sondaggio più o meno informato e sereno: se è sicuro di essere apprezzato, perché rifiutare una consultazione per un’opera ben diversa, più complessa e più costosa di quella proposta 3 anni or sono (costa 10 volte di più) ?

Forse l’attuale crisi finanziaria dello stato italiano risolverà tutti i problemi bloccando i fondi e l’iter di tutta l’opera, e forse i veronesi saranno costretti ad usare di meno la propria autovettura per l’aumento vertiginoso del costo del carburante e dei chilometri, tornando ai mezzi pubblici o a mezzi personali di maggior economia, la bici o i piedi. La raccolta di firme per il Referendum è già iniziata, in ritardo per i lacci riopetutamente posti dall’amministrazione comunale, poi risolti dal Tribunale: occorrono 7.500 firme entro giugno, ed è un traguardo raggiungibile, se nel primo week-end se ne sono raccolte quasi 1.500.


Il referendum è una questione di democrazia vera: tutti i veronesi sono invitati a firmare per chiedere il referendum: il quesito è se prima di dare il via all’opera (prima di indire la gara per i lavori) è necessario procedere con una valutazione di impatto igienico e di inquinamento con una commissione di esperti indipendente, cosa che non è stato fatta nei progetti preliminari della ditta e di sindaco e giunta, forse per l’urgenza di arrivare a opera compiuta senza accettare il confronto e l’informazione trasparente.

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