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Il lupo per ora è salvo: il piano per l'abbattimento è stato rimandato

La Conferenza Stato-Regioni di rinviare l’approvazione del Piano al 23 febbraio: "Non è una vittoria, ma almeno c’è tempo per lavorare sull’argomento"

Il lupo è salvo, almeno per ora: è stata rinviata al 23 di febbraio la trattazione del tema degli abbattimenti controllati per diminuire la popolazione del lupo nelle aree in cui la convivenza con l’uomo si sta facendo problematica.

“Bene, non possiamo che essere contenti per il rinvio – ammette il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Simone Scarabel, che mercoledì aveva invitato il governatore del Veneto a schierarsi contro la proposta ministeriale – non è una vittoria, ma almeno c’è tempo per lavorare sull’argomento. Speriamo che da qui al 23 i pochi che erano favorevoli al progetto così come proposto dal ministero ci ripensino.
Ma dobbiamo pensare tutti a un’alternativa – continua Scarabel – si potrebbe ad esempio pensare a uno spostamento di selvatici dannosi nei territori meno antropizzati in cui vive il lupo, facendo sì che i branchi trovino nutrimento senza doversi spostare troppo vicino all’uomo. Mi vengono in mente molte situazioni che si potrebbero risolvere così, anche se la logistica della faccenda potrebbe rivelarsi complicata.
Per quanto ci riguarda – conclude il consigliere – siamo sempre molto attenti al tema della fauna e dell’ambiente, e proprio oggi abbiamo votato contro la proroga del piano faunistico venatorio veneto in terza commissione consiliare. Daremo battaglia in aula, come sempre”.

“La decisione della Conferenza Stato-Regioni di rinviare l’approvazione del Piano per la conservazione e gestione del lupo, come richiesto dal WWF Italia e da tante migliaia di cittadini italiani che si sono mobilitati sui social network nelle azioni promosse dall’Associazione, sono un primo importante segnale”. Lo ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia.
Per il WWF questo rinvio rappresenta una autentica polizza assicurativa sulla vita del Lupo, richiesta a gran voce dalla maggioranza dei cittadini italiani. Il Piano ritorna adesso in discussione in sede tecnica ma il confronto con tutte le parti interessate dovrà partire da un punto fermo secondo l'organizzazione: ovvero che l’abbattimento legale del Lupo non può essere un metodo ordinario di gestione dei conflitti tra la specie e le attività zootecniche.

Il WWF da oltre due anni ha evidenziato al Ministero, anche con osservazioni tecniche, i nodi che oggi sono venuti al pettine - continua Donatella Bianchi -. In particolare abbiamo sempre sostenuto che le misure di prevenzione del Piano erano correttamente individuate ma che in assenza di finanziamenti specificatamente previsti queste sarebbero rimaste solo virtuali: dal piano andavano stralciati gli abbattimenti e andavano previsti tempi e risorse congrue.
Molte delle nostre richieste, rimaste inascoltate, rispecchiano proprio alcune delle problematiche che le Regioni stesse stanno sollevando - conclude -. L’auspicio, ora, è che si torni ad un confronto sereno e costruttivo con tutti i soggetti interessati per arrivare rapidamente all’approvazione di un Piano con azioni concrete ed efficaci che escluda gli abbattimenti legali ,disciplinando l’applicazione della possibile deroga prevista dalla Direttiva UE Habitat solo in casi eccezionali ed ultima opzione attuabile solo dopo l’attuazione del Piano e verifica dei risultati raggiunti”.

L'organizzazione indica una strada secondo la quale il Piano per la conservazione e gestione del Lupo in Italia dovrà dare priorità agli interventi per la prevenzione ed un equo risarcimento dei danni subiti dagli allevatori, al contrasto del randagismo canino e dell’ibridazione cane – lupo ed alla ricerca scientifica per determinare lo stato di conservazione della specie nel nostro paese e la reale incidenza dei danni alla zootecnia. Ministero dell’Ambiente e Regioni dovranno indicare le risorse necessarie per l’attuazione delle azioni previste con una ripartizione degli oneri nei rispettivi bilanci, senza ulteriori costi per i bilanci pubblici ma con la definizione di opportune priorità di spesa.

Nella nota diffusa, il WWF afferma di non comprendere perché il ministro Galletti, abbia voluto a tutti i costi difendere la possibilità degli abbattimenti, enfatizzando i 70 studiosi che lo avrebbero suggerito. "Nel Piano stesso, quando si indicano i nomi degli esperti che hanno fornito contributi utili alla stesura del Piano è chiaramente esplicitato 'l’inclusione in questo elenco non implica la condivisione del Piano'. Inoltre come tutte le questioni che hanno a che vedere con le modalità di gestione della complessa relazione uomo-natura è bene che esse abbiano sempre come base la migliore conoscenza scientifica disponibile ma la scelta di una soluzione non è squisitamente tecnica ma è fondamentalmente politica.
Tra le osservazioni poste al Ministero dell’Ambiente da due anni, il WWF aveva posto il tema dei tempi congrui per l’applicazione delle misure di prevenzione, (24-36 mesi) , risorse specifiche per queste messe a disposizione sia dallo Stato che dalle Regioni e preventivamente concordate, procedure più snelle per l’indennizzo di agricoltori e allevatori. Infine, l’apertura di un apposito tavolo tecnico per il monitoraggio e valutazione delle azioni poste in essere dalle Regioni e stralcio degli abbattimenti selettivi sul lupo".

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