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Lungadige San Giorgio, via 21 alberi: "Prima le motoseghe, poi la spiegazione"

Agsm ha affermato che i lecci erano malati e pericolanti, ma Michele Bertucco insiste: "L’amministrazione comunale si dimostra ancora una volta inadatta a mantenere rapporti corretti e sereni con i cittadini"

Sono iniziate mercoledì mattina le operazioni per la sostituzione di 21 piante in lungadige San Giorgio da parte di Agsm. 

Secondo quanto riporta la partecipata veronese, i lecci erano malati e pericolanti, ritenuti quindi pericolosi per la sicurezza sia dei passanti sia degli automobilisti. Il programma di sostituzione, redatto da Amia, rientra nel rifacimento completo di lungadige San Giorgio ed è stato approvato dalla Commissione paesaggistica del Comune di Verona, dopo aver avuto il via libera dal Corpo Forestale e dalla Sovrintendenza.

Le operazioni di sradicamento inziate il 1° marzo, duranno fino a sabato 4. Poi, a metà marzo, ossia nel periodo più consigliato per la piantumazione, saranno riposizionate negli stessi spazi 21 nuove piante di leccio dell’età di 12 anni con una circonferenza di fusto di 25-30 centimetri alle quali ne saranno aggiunte altre 5 nei posti lasciati vuoti in passato da arbusti morti e mai sostituiti. Dunque alla fine dei lavori le ‘nuove’ piante saranno in totale 26.

Sulla questione è intervenuto anche Michele Bertucco di Verona Piazza Pulita, che contesta più che altro modi e tempi con cui questa operazione è avvenuta.

Come al solito prima arrivano le motoseghe e poi la giustificazione dei tagli degli alberi. Sul caso dei lecci tagliati in lungadige San Giorgio l’amministrazione comunale si dimostra ancora una volta inadatta a mantenere rapporti corretti e sereni con i cittadini. Era ovvio e annunciato che un intervento così invasivo avrebbe generato malumori e proteste, ma chi di dovere si è sempre guardato bene dallo spiegare bene e con trasparenza, anche nelle sedi istituzionali, quali dovevano essere le modalità e le finalità dell’intervento. A sorpresa è saltata fuori poi la perizia sugli alberi malati, naturalmente senza possibilità di effettuare controperizie. Questi sono i risultati di non aver mai voluto adottare un regolamento comunale del verde pubblico, che serve proprio a dirimere questioni di tal genere, e di avere un apparato di comunicazione istituzionale imponente e sontuoso ma totalmente assoggettato ai bisogni del sindaco che degli alberi, personalmente, non sa proprio che farsene.

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