Accoltellamento dopo la lite in via Centro a Verona: senzatetto finisce in carcere

L'uomo è un 59enne e si trova al momento a Montorio accusato di "tentato omicidio"

Il comandante dei carabinieri di Verona Stefano Caneschi durante la conferenza stampa - 27 luglio 2019

I carabinieri di Verona hanno individuato quello che ritengono essere l'autore dell'accoltellamento avvenuto in città, esattamente tra via Centro e via delle Pietre a pochi passi da un'osteria, lo scorso 14 luglio. La lite, probabilmente condizionata da uno stato di alterazione alcolica ed originata da motivi futili, dei quali la stessa vittima nemmeno pare avesse più memoria l'indomani, era costata parecchio cara ad un artigiano scaligero. Quest'ultimo, infatti, aveva ricevuto una coltellata nel fianco sinistro e, seppur inizialmente le sue condizioni non erano parse critiche poiché il sangue fuoriuscito non era molto, i medici che lo hanno preso in cura hanno poi notato un versamento interno con lesioni che hanno interessato pleura e polmone. 

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Intervista al comandante dei carabinieri di Verona Stefano Caneschi

L'episodio ricostruito dai carabinieri

Secondo la ricostruzione dei fatti fornita dai militari, i due sarebbero usciti dal medesimo locale nella zona che erano soliti frequentare e, dopo lo scoppio di un'accesa discussione, sarebbe stato sferrato un fendente da parte dell'uomo in seguito rintracciato ed accompagnato in carcere dai carabinieri. Quest'ultimo, le cui iniziali sono G.F. ed è un senzatetto italiano 59enne originario di Siracusa, è accusato di aver ferito l'artigiano con un coltello a serramanico ed ora si trova nel penitenziario di Montorio, destinatario della misura di detenzione cautelare in carcere. 

Nell'immediato del loro intervento, i carabinieri non avevano potuto identificare subito l'autore dell'accoltellamento, essendo che questi aveva inizialmente fatto perdere le sue tracce. I militari, in sede di conferenza stampa, hanno quindi riferito di essere poi riusciti a risalire a colui che ritengono essere il responsabile del ferimento, persona peraltro già nota alle forze dell'ordine, grazie alle indicazioni fornite da alcuni testimoni dell'accaduto. Inoltre, l'uomo in questione, nella concitazione del momento, aveva pure dimenticato sul posto il suo borsello che conteneva anche i suoi documenti d'identità e il telefono cellulare. 

Sempre secondo quanto i carabinieri hanno esposto nel corso della conferenza stampa odierna, nei giorni che sono seguiti all'episodio i militari avrebbero svolto ulteriori approfondimenti ed indagini, monitorando il sospettato nell'attesa che la magistratura emettesse l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. A quel punto i carabinieri sarebbero quindi intervenuti per effettuare l'arresto ed accompagnare l'uomo senza fissa dimora presso la casa circondariale di Montorio, dove al momento è in attesa di essere ascoltato per il consueto interrogatorio di garanzia. Il pesante capo d'imputazione nei suoi confronti, del quale dovrà ora rispondere, è quello di "tentato omicidio".

La richiesta di rettifica e le ragioni dell'imputato

Nelle scorse ore la nostra redazione è stata contattata direttamente dall'avvocato difensore dell'accusato, il quale ha voluto fornire una versione differente circa le modalità con le quali il suo assistito sarebbe stato raggiunto dall'ordine di custodia cautelare in carcere. «Come è documentalmente dimostrato dalla pec che allego avente un oggetto quanto mai significativo ("Aggressione via Centro - Costituzione - Massima urgenza") - scrive nella sua richiesta di rettifica l'avvocato Simone G. Bergamini - il presunto aggressore, F. G., che assisto da tempo, mio tramite, già in data 16 luglio 2019 alle ore 09.32 (un giorno e mezzo dopo il fatto quindi), ha chiesto di potere presentarsi spontaneamente presso la stazione dei carabnieri al fine di chiarire la propria posizione».

«Per ottenere una risposta, - precisa ancora il difensore dell'imputato - il sottoscritto avvocato ha dovuto chiamare più volte non solo il 16 luglio ma anche il 17 luglio ed il 18 luglio e l'appuntamento per la cosidetta costituzione è stato fissato per il giorno 25 luglio alle ore 15.15». A supporto delle sue dichiarazioni, l'Avv. Bergamini rivendica l'esistenza «non solo della pec che allego», ma anche di una «messaggistica WhatsApp completa». Secondo dunque la versione dei fatti fornita dall'avvocato difensore, l'imputato «il 25 luglio alle ore 15.15» si sarebbe «presentato spontaneamente presso la stazione dei carabinieri di Verona Principale per dare la propria versione dei fatti». L'avvocato Bergamini, aggiunge poi nella sua richiesta di rettifica che «di ciò vi è prova documentale in quanto è stato redatto regolare verbale di sommarie informazioni inviato all'autorità giudiziaria». 

Stando dunque alle parole del suo avvocato difensore, l'imputato sarebbe «uscito del tutto libero dall'incontro in questione» per poi essere «invitato a ripresentarsi il giorno seguente per ritirare i propri effetti personali. Il 26 luglio - prosegue ancora l'avvocato Bergamini nella sua ricostruzione dei fatti - è tornato spontaneamente dai carabinieri per ben tre volte fino a quando nel primo pomeriggio gli stessi  hanno dato esecuzione all'ordinanza nel frattempo emessa dal giudice». In aggiunta a tali considerazioni, l'avvocato Bergamini ha poi tenuto a precisare che il suo assistito sarebbe «astemio» ed avrebbe agito «per legittima difesa», eventualmente da valutare in sede processuale, in riferimento alla quale «sono state prodotte le foto del 16 luglio che - conclude l'avvocato Simone Bergamini - comprovano dal punto di vista difensivo le lesioni e quindi l'aggessione subìta».

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