"Lingua Blu", l'epidemia ovina colpisce anche le aziende della Lessinia

Per provare ad arginare questo problema, l'onorevole del M5S Mattia Fantinati ha presentato un'interrogazione a risposta scritta al Ministro Lorenzin ed al Ministro Martina per chiedere "quali iniziative vogliano assumere"

L’epidemia ovina cosiddetta “lingua blu” si sta diffondendo nel Veneto colpendo ultimamente nel veronese le stalle di Erbezzo, Bosco Chiesanuova e Vestenanova. Questa epidemia, è bene ribadirlo, non si trasferisce agli uomini e non incide sulla qualità di latte e carne. Nonostante tutto, la Regione Veneto non ha ancora deliberato il piano vaccinale globale; per questo motivo ho chiesto con una interrogazione a risposta scritta al Ministro della salute Beatrice Lorenzin ed al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina quali iniziative vogliano assumere per verificare l’adeguatezza e l’efficacia degli interventi posti in essere dalla Regione Veneto al fine di arginare l’epidemia, che sta mettendo in ginocchio l’economia del settore zootecnico, già gravemente indebolito dalla crisi.

Questa l'iniziativa dell'Onorevole del Movimento 5 Stelle Mattia Fantinati, per provare ad arginare il problema che si sta diffondendo nelle stalle della Lessinia

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L’epidemia di "lingua blu" - ha spiegato il pentastellato -, la malattia che colpisce ovini, caprini e bovini, si sta diffondendo in tutto il Veneto, causando la morte di centinaia e centinaia di pecore in quasi tutta la regione.
Descritta come febbre catarrale degli ovini, è una malattia infettiva di cui al regolamento (CE) n. 1266/2007 del 26 ottobre 2007, i cui si manifestano attraverso febbre alta, congestione cutanea, coronide e zoppia, edema e cianosi della lingua, che si manifestano proprio con un colore bluastro delle papille gustative.
Il divieto di movimentazione degli animali disposto dalle autorità competenti, se non in seguito a vaccinazioni e all’adozione di misure autorizzative e preventive particolari, di fatto determina, oltre ai danni alle greggi, anche la diminuzione del valore dei capi di bestiame sul mercato. Per le aziende agrozootecniche venete, oltre al danno per la perdita degli animali, si aggiunge quello derivante dalle spese che devono sostenere per lo smaltimento delle carcasse.
Nonostante il rapido diffondersi dell’epidemia – gli ultimi dati ufficiali parlano di 289 focolai, di cui 119 in provincia di Treviso, 68 a testa nelle province di Belluno e Vicenza, 27 nel Padovano ed uno nel Veneziano - la Regione Veneto non ha ancora deliberato il Piano vaccinale globale.
Dopo mesi, durante quali la malattia si è manifestata prevalentemente nel centro-nord della regione, ora è arrivata anche nel Veronese; attualmente sono sei i casi di contagio registrati, soprattutto nell’area più a nord della provincia, laddove c’è una maggiore concentrazione di mucche da latte.

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