La richiesta di aiuto alle altre regioni dei Primari di Anestesia e Rianimazione lombardi

«Consapevoli che la solidarietà non traccia confini e, soprattutto, che è parte fondamentale della nostra professione di medici, confidiamo che la nostra richiesta d’aiuto possa ricevere da voi una risposta pronta ed efficace», scrivono i Primari di Anestesia e Rianimazione

La lettera firmata dai Primari di Anestesia e Rianimazione afferenti al coordinamento delle Terapie Intensive di Regione Lombardia

Lo storico e scrittore israeliano Yuval Noah Harari in un suo recente articolo dedicato all'emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da coronavirus, tradotto e pubblicato sul numero del 27 marzo 2020 della rivista Internazionalescrive ad un certo punto: «Serve uno sforzo globale per la distribuzione di materiale sanitario, soprattutto tamponi e respiratori». Lo storico israeliano auspica inoltre, dinanzi alla crisi internazionale, «uno sforzo globale coordinato» che «potrebbe accelerare enormemente la produzione e garantire che gli strumenti salvavita siano distribuiti più equamente».

È una riflessione molto giusta ed altrettanto importante, tesa a sottolineare in un momento di difficoltà generale sul piano internazionale la necessità di rispondere alla pandemia in modo altrettanto globale e coordinato. Una necessità che vale appunto sia a livello internazionale, ma tanto più anche anche a livello nazionale, all'interno di un singolo Stato. Ecco perché appare molto significativa una lettera divulgata pubblicamente nei giorni scorsi dai medici Primari di Anestesia e Rianimazione afferenti al Coordinamento delle Terapie Intensive della Regione Lombardia, come noto la regione più colpita in Italia dal virus sia per numero di contagi, sia per quello di ricoveri ospedalieri, sia, infine, per quello di morti (ieri in Lombardia erano 7.593 in totale, a fronte delle 532 vittime complessive indicate oggi in Veneto).

Si tratta di fatto di un accorato appello, una richiesta di aiuto rivolta anzitutto ai «Colleghi Direttori delle Terapie Intensiva delle altre Regioni (in particolare quelle limitrofe)». La lettera, pubblicata il 27 marzo scorso, è stata indirizzata tra gli altri al Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella, al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Giuseppe Conte, ma anche al Ministro della Salute On. Roberto Speranza, al Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, al Presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e a tutti i Direttori delle U.O. di Anestesia e Rianimazione delle Regioni Italiane. Riportiamo di seguito il testo della lettera nella sua interezza:

«L’epidemia da Covid-19 ha messo e sta mettendo a dura prova un sistema sanitario solido e organizzato come quello della Lombardia. Le province di Lodi, Cremona, Bergamo e Brescia sono i territori in cui l’epidemia ha causato il maggior numero di contagi e di vittime.

In queste settimane, con uno sforzo unico nella storia della sanità dei Paesi Europei e con l’impegno semplicemente eroico di tutto il personale sanitario, è stata radicalmente mutata l’organizzazione degli ospedali e sono state create nuove Terapie Intensive raddoppiando il numero di posti letto intensivi disponibili in Regione Lombardia (da 720 a più di 1.400). In questo momento oltre 1.300 pazienti con insufficienza respiratoria acuta Covid-19 correlata sono ricoverati nelle nostre Terapie Intensive oltre ai malati critici di tutta l’altra patologia tempo-dipendente. A questi si aggiungono almeno altrettanti pazienti in ventilazione non-invasiva che stiamo supportando nei reparti di degenza.

Abbiamo utilizzato e potenziato ogni risorsa possibile, avendo cura di coordinare il nostro impegno e attingendo alle competenze e alle energie di una rete di Terapie Intensive che negli anni ha acquisito competenze di elevata qualità nel trattamento delle insufficienze respiratorie, come riconosciuto anche a livello internazionale.

Questo sforzo strenuo non è però ancora sufficiente per garantire nel modo più pieno cure adeguate a tutti i pazienti con insufficienza respiratoria acuta grave. È necessario prevedere e attuare nell’immediato un programma di ulteriore ampliamento delle risorse sanitarie destinate ai pazienti che necessitano di supporto ventilatorio.

Desideriamo pertanto rivolgere un FORTE APPELLO ai Colleghi Direttori delle Terapie Intensive delle altre Regioni (in particolare quelle limitrofe) e – attraverso loro – a quanti nelle Regioni di appartenenza hanno ruoli di responsabilità nella gestione del Servizio Sanitario affinché senza indugi ci diano aiuto avvalendosi delle norme previste dal OCDPC n. 654 del 20 marzo 2020:

1- prioritariamente mettendo a disposizione personale medico, infermieristico e tecnico qualificato che possa affiancarci nella cura dei pazienti ricoverati nei nostri Reparti;

2- sollecitando presso le competenti autorità ed organizzazioni la distribuzione dei prodotti e delle tecnologie necessarie ad aumentare la disponibilità di letti di rianimazione verso le aree più gravemente colpite dall’epidemia, in modo da ampliare le possibilità di cura e consentire un trattamento adeguato per tutti i pazienti che ne hanno necessità;

3- considerando prioritari criteri di vicinanza geografica superando i confini fra regioni per il ricovero  dei pazienti COVID, nello spirito di un’emergenza sanitaria nazionale.

Consapevoli che la solidarietà non traccia confini e, soprattutto, che è parte fondamentale della nostra professione di medici, confidiamo che la nostra richiesta d’aiuto possa ricevere da voi una risposta pronta ed efficace».

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I Primari di Anestesia e Rianimazione afferenti al Coordinamento delle Terapie Intensive di Regione Lombardia.

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