Fondazione Arena. L'Officina: "La cultura resti patrimonio della comunità"

Lettera del centro culturale veronese contro la privatizzazione dell'ente lirico. "L'epoca dei furbi e del business con il lavoro ed il patrimonio degli altri deve finire"

Con l'attenzione puntata sul piano di salvataggio del commissario Carlo Fuortes presentato al ministero è calata l'attenzione su Arena Lirica Spa, il progetto di privatizzazione dell'ente lirico. Se ne parla di meno, ma non vuol dire che l'idea sia stata accantonata. Per questo il centro culturale L'Officina ha scritto una lettera in cui si legge: "Niente contro il privato. Anzi! Il più delle volte la gestione privatistica porta efficienza. Ma diverso è il discorso per la Fondazione Arena".

Il perché viene spiegato più avanti: "Quest’anno, nonostante la grave crisi, la prima di Aida si è svolta in un’Arena stracolma di pubblico che, dopo aver atteso il ripristino delle scenografie demolite da una tromba d’aria e apprezzato la grande professionalità del personale tecnico, ha seguito attento una delle tante magie verificatesi nel nostro anfiteatro. Fatto oggettivo che stona con la volontà di demolire il più grande fattore di promozione di Verona nel mondo. Alla base della volontà si smantellare la Fondazione c’è una mentalità tendente a caricare sui lavoratori la responsabilità del fallimento che invece grava su quei personaggi che a vario titolo hanno gestito l’ente lirico".  

"La proposta di privatizzazione - continua il messaggio scritto da L'Officina - è costruita, pur assieme a dettagli condivisibili, su una scelta di fondo: quella di far funzionare l’Arena solo d’estate, quando la stagione lirica incassa 25.000.000 di euro a fronte dei 15.000.000 di costo gestionale, con un utile di circa 10 milioni euro. A parte il fatto che un’istituzione culturale della portata di quella areniana dovrebbe lavorare tutto l’anno anche con tournée che portino nel mondo il nome di Verona, quale sarebbe la genialità manageriale di una proposta del genere? Chiunque ci starebbe a far lavorare l’Arena tre mesi, guadagnare 10 milioni di euro, e arrivederci al prossimo anno per ripetere il medesimo business. Mica ci vuole un genio per inventare una roba del genere! La cultura deve rimanere patrimonio della comunità. Verona ha diritto a un Teatro stabile e a gestioni competenti e capaci. E se la crisi fosse stata pilotata proprio per arrivare a una soluzione del genere? L’epoca dei furbi e del business con il lavoro ed il patrimonio degli altri deve finire".

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