Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Illasi / Via Ungheria

Non si placa l'emergenza idrica. Ma in Lessinia esistono acquiferi inutilizzati

Il geologo Gandini da 40 anni studia il fenomeno e le sue ricerche sui camini vulcanici da usare come potenziali risorse idriche, potrebbero costituire una soluzione al problema pressante della siccità

L'estate afosa e scarsa di piogge ha provocato non pochi problemi, in molti paesi della provincia veronese, dal punto di vista delle risorse idriche. Oltre alle zone di pianura, a risentire del fenomeno della siccità è anche e soprattutto l'intera Lessinia, regione da sempre considerata povera di sorgenti. Nella Val d'Ilasi il livello della falda freatica nel giro di due mesi si è abbassato di 20 metri, a causa in particolare della richiesta d'acqua per uso agricolo ma anche da parte di normali abitanti del posto. I recenti temporali hanno potuto fare ben poco nei confronti di un'estesa condizione di aridità che perdura da diverso tempo.

Mai come ora pare importante per il futuro provare a cercare nuove fonti di approvvigionamento idrico. In proposito come già emerso nei giorni scorsi, proprio nella Lessinia considerata da sempre terra scarsa di fonti idriche, alcuni studi geologici autorevoli indicherebbero la presenza di acque sospese contenuti all'interno dei camini vulcanici. Per un'ironia della sorte peraltro, proprio le zone elevate di Francesco di Roverè e Camposilvano, tra le più colpite dalla siccità, ospiterebbero risorse idriche inutilizzate nelle vicinanze. A spiegarlo, come riferito dall'Arena, è il geologo Gandini che da anni studia il fenomeno in questa terra: "Sotto contrada Valle in località Luar, esiste un pozzetto di sondaggio che può erogare fino a 30 metri cubi d'acqua al giorno". Davvero inconcepibile allora il fatto che in tanti anni non si sia ancora provato a rendere fruibili risorse idriche delle quai si avrebbe invece estrema necessità.

La vera sfida sarebbe dunque quella di impegnarsi nell'approfondire queste ricerche, fino a rendere utilizzabili per il fabbisogno razionale di tutti quegli acquiferi ignorati per tanto tempo anche dalla geologia stessa. Come infatti riferisce l'Arena, è sempre Gandini a ricordare che "la letteratura geologica non ha mai considerato i camini vulcanici come bacini di ricarica delle acque, ma grazie alla loro permeabilità riescono a trattenere sia l'acqua meteorica, sia quella che proviene dalle rocce calcaree. In questa maniera per 50-100 metri si formano dei serbatoi che possono essere economicamente sfruttabili".

L'emergenza idrica che affligge molte zone potrebbe, almeno per quanto riguarda la Lessinia, trovare una possibile soluzione direttamente in casa propria. Basterebbe la volontà d'investire risorse ed energie in modo mirato. Come riportato dall'Arena, lo stesso geologo Gandini spiega inoltre che "i camini vulcanici non sono l'unica riserva d'acqua ma esistono in montagna anche i neck basaltici, strutture che hanno origine nel condotto vulcanico per solidificazione e le faglie, avrei piacere che mi fosse affidata una ricerca seria su queste riserve perché non è più accettabile che si pompi acqua dalla pianura. Acque sospese ce ne sono parecchie e non si deve pensare che ci sia acqua solo dove si vede spuntare una sorgente". L'augurio comune è che nel breve futuro queste parole non debano restare inascoltate.   

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