Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Lessinia. Il rimedio contro l'emergenza idrica risale a una scoperta di trent'anni fa

Nel 1986 il geologo Franco Gandini riuscì a dimostrare la presenza di acquiferi in Lessinia ad alta quota. Si tratta di risorse idriche che, tuttavia, sono rimaste negli anni inesplorate e inutilizzate

Negli ultimi sei mesi in territorio veronese le precipitazioni si sono praticamente dimezzate. In particolare da giugno a oggi non si sono quasi potuti registrare rovesci. In molte zone della provincia la situazione idrica è a livelli emergenziali, mentre ancora più evidente appare il fatto che in un'area come la Lessinia, priva di sorgenti d’acqua e caratterizzata dalla predominanza di strutture carsiche nel territorio, il problema della siccità si faccia sentire in modo rilevante. Tuttavia nonostante la convinzione generalizzata che la Lessinia sia di per se stessa una regione arida, la presenza d’acqua è qui non solo riscontrabile ma persino certificata. Soltanto ancora non si è investito abbastanza per cercare di sfruttarla.

Bisogna riferirsi al lontano 1986, quando in una zona denominata Conca dei Parpari, il geologo proveniente da Roveré Franco Gandini, fece emergere con tutta evidenza, grazie anche a delle trivellazioni, l’effettiva presenza di acqua sotterranea trattenuta all’interno di strati di roccia fessurata. Fino a oggi ci si è sempre limitati a sfruttare le risorse idriche a valle, le sorgenti ai piedi della montagna che raccolgono le acque piovane, ma stando a queste ricerche vi sarebbero numerosi acquiferi presenti in Lessinia già in alta quota. Come riportato dall’Arena, l’esperimento di Gandini portò a sondare un “camino vulcanico” a quota 1400 metri d’altitudine, ottenendo un prelevamento di acqua di circa 10 litri al secondo. Se fossero sfruttati a dovere, questi diatrèmi vulcanici (sorta di spugne in grado di raccogliere l’acqua), consentirebbero l’estrazione di notevoli quantità d’acqua potabile, limitando di molto il problema della siccità. In un periodo di difficoltà dal punto di vista del reperimento delle risorse idriche, l’auspicio condiviso non può dunque che essere quello di un prossimo proseguimento delle pionieristiche indagini del geologo Gandini.

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