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Le faceva prostituire perch sordomute, aguzzino in cella

Le faceva prostituire perch sordomute, aguzzino in cella

Le faceva prostituire perch sordomute, aguzzino in cella

Andrej Jahn, 39enne, sfruttava sette donne sulla Statale 11 puntando sulle loro condizioni difficili

Sapeva che nella loro condizione dipendevano ancora di più da lui, e per questo le sfruttava. Giorno dopo giorno, cliente dopo cliente. Andrej Jahn, 39enne di origine slovacca, costringeva alcune donne sordomute, all'inizio tre, ora era arrivato a sette, a prostituirsi sulla Statale 11, da Croce Bianca fino all'altezza dell'Auchan. L'uomo, anche lui sordomuto, è stato arrestato all'alba del 31 ottobre in un campeggio tra Lazise e Bardolino per sfruttamento della prostituzione.

SCHIAVE DEI SUOI AFFARI - Le donne,
che hanno dai 17 ai 40 anni, tutte slovacche a parte una nigeriana e una polacca, si appoggiavano a lui per avere un tetto sotto il quale dormire (il campeggio) e per avere protezione. La ottenevano. Ma in cambio dovevano vendere il loro corpo dalla sera all'alba, e, se l'incasso non era sufficiente, dalle quattro del pomeriggio fino alle sei della mattina successiva. Il giro d'affari era ingente. Quando è finito in manette, infatti, Jahn aveva in tasca circa 10mila 500 euro in contanti, per un volume di incassi di 40 o 50mila euro al mese. Il 95% degli introiti giornalieri, infatti, andavano a lui.

INDISPENSABILI LE INTERCETTAZIONI DEGLI SMS - Le indagini sono partite a gennaio, quando una ragazza di origine polacca ha denunciato la scomparsa di una sua amica slovacca. La polizia si è messa sulle sue tracce e ha scoperto che era fuggita nel suo paese d'origine perché sfruttata. Da lì, grazie al suo racconto e a una serie di appostamenti della squadra mobile, si scopre che dietro a queste donne sordomute c'era un'unica persona che le accompagnava. Partono le intercettazioni telefoniche. In questo caso la comunicazione avveniva via sms, i quali, nonostante fossero per la gran parte in codice, hanno permesso di scoperchiare questa realtà di sfruttamento. Le ragazze annotavano su una sorta di pizzini i loro orari, i loro introiti, il numero di clienti e le spese sostenute per telefono e profilattici. Tutto doveva corrispondere. Altrimenti quando il loro "protettore" arrivava in Italia dalla Slovacchia, dove gestiva quattro locali, tra cui un salone erotico, sarebbero stati guai.

SI PUNTA AL "LIVELLO SUPERIORE" - Ora le indagini puntano a capire come Andrej Jahn reclutasse le donne. Usava molto Facebook e i social network, promettendo lavoro come cameriera e un futuro promettente a chi lo contattasse, ma probabilmente si appoggiava anche a un "livello superiore" che gli forniva i contatti. Non è escluso che una delle sette ragazze trovate nel campeggio gestisse il lavoro delle altre durante le sue numerose assenze.

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