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Cronaca

La scuola riparte dalle lavagne elettroniche

Il dirigente dell'Ufficio scolastico Pontara: "Uno dei nostri obiettivi la multimedialit"

Porte aperte in tutte le scuole della provincia. L’anno scolastico 2010-2011 è iniziato questa mattina con il primo esodo degli studenti verso gli istituti scolastici. Un’ondata di quasi 107mila ragazzi, senza contare gli iscritti agli istituti privati e quelli paritari, si è presentata in classe ed ha ascoltato la prima campanella dell’anno. Un anno particolare questo, perché porterà all’attuazione della riforma della scuola firmata dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Due gli obiettivi della riforma: mantenere il contatto con la tradizione umanistica e proporre un sistema scolastico più vicino al mondo del lavoro. Quest’anno la riforma coinvolge le prime e le seconde classi degli istituti superiori e dovrebbe entrare a pieno regime su tutte le classi dal 2013.

“Questo è un anno importante – ha detto Giovanni Pontara, direttore dell’Ufficio scolastico provinciale – nel quale stiamo ponendo grande attenzione e grande impegno nel processo di attuazione della riforma scolastica”. Per quanto riguarda Verona, sono numerosi i progetti proposti dall’Ufficio scolastico provinciale. Particolare attenzione merita il programma di sviluppo delle tecnologie multimediali, con una mirata campagna di diffusione all’interno degli istituti di speciali lavagne elettroniche, ed il progetto di istruzione dei ragazzi alle norme previste dal nuovo codice della strada.


Dalle parole di Pontara si capisce che la scuola veronese punta ancora sulla qualità ed intende rimanere un’eccellenza nonostante i tagli imposti proprio dalla riforma Gelmini. Tagli che, come denunciato dal segretario generale scuola della Cisl, Laura Zuani ha portato alla mancata riconferma di circa 300 insegnanti precari e 200 addetti Ata”. Un dato che Pontata smentisce categoricamente: “Il ridimensionamento del corpo scolastico c’è stato, ma i pensionamenti hanno fatto in modo che quasi tutti coloro che disponevano di un contratto a tempo determinato fossero riconfermati. Nel conteggio complessivo solo una quarantina, tra docenti e personale Ata, non ha avuto la possibilità di proseguire il rapposto lavorativo”.

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