Verso la "fase 2": riaperture di negozi e spostamenti, ecco cosa potrebbe cambiare

Quali sono le ipotesi in campo a partire dal prossimo 4 maggio con il nuovo Dpcm?

Controlli sugli spostamenti da parte della polizia di Stato

«La revisione delle misure di distanziamento sociale non significa un "liberi tutti"», è questo il concetto cardine da tenere a mente verso il prossimo 4 maggio, quando comunque dovrebbe cambiare qualcosa sotto il profilo delle restrizioni che potrebbero essere allentate, di quanto ancora è però difficile dirlo. Ad ogni modo, sono diverse le ipotesi che circolano in merito alle nuove misure, ma vige ancora molta incertezza, anzitutto proprio sulle date. Fino a quando resterà in vigore il nuovo Dpcm che il premier Conte si appresterà a firmare? Già questo sarebbe un'utile indicazione che, tuttavia, non è al momento disponibile: un conto è infatti se le nuove misure avranno una gittata tale da coprire l'intero mese di maggio e giungere fino a giugno, un altro se invece il prossimo Dpcm prevederà una regolamentazione valida per un paio di settimane cui dovrebbe poi seguire un nuovo intervento.

Ipotesi spostamenti

La prima vera novità dovrebbe riguardare la libertà di movimento delle persone fisiche. Le indiscrezioni testimonierebbero di un progressivo allentamento delle restrizioni, ma non ancora di un ritorno alla normalità. Anzitutto dovrebbe restare l'obbligo dell'autocertificazione, ma al contempo dovrebbe poter essere consentito spostarsi da un Comune ad un altro, mentre rimarrebbe il divieto di spostarsi tra regioni diverse. Non è chiaro però se i movimenti sarebbero a questo punto sempre soggetti alle limitazioni attuali imposte dall'autocertificazione anche all'interno del proprio Comune, oppure se qualcosa potrebbe cambiare in tal senso. Si è detto anche che nella cosiddetta "fase 2" potrebbe sussistere la possibilità, per chi ce l'ha, di raggiungere la propria seconda casa, ma solo se questa si trovi all'interno della medesima regione di residenza. Tutte ipotesi da prendere ovviamente con le pinze, in attesa che a parlare sia il premier Conte, il quale ha annunciato la presentazione del nuovo piano entro la fine di questa settimana. 

Ipotesi riapertura negozi, bar e ristoranti

Alcuni esercizi commerciali di vendita al dettaglio potrebbero con il nuovo Dpcm riaprire. Si è detto in merito che, ad esempio, i negozi di abbigliamento potrebbero avere l'occasione di alzare le saracinesche non dal 4 maggio, ma qualche giorno dopo, una data possibile è indicata nell'11 maggio. Naturalmente i negozi avrebbero l'obbligo di contingentare gli ingressi dei clienti, facendo rispettare la distanza di sicurezza (da capire se di un metro o innalzandola a due metri, come anche il governo pare stia valutando).

Capitolo a parte, invece, merita il settore che coinvolge bar e ristoranti: gli esercizi commerciali di somministrazione d'alimenti e bevande sembrerebbero destinati ancora a restare chiusi sia dopo il 4 maggio, sia dopo l'apertura di altri negozi al dettaglio. Qualcuno azzarda l'ipotesi di una riapertura di tali esercizi dopo il 18 maggio, ma resta tutto molto complicato, vediamo perché: aprire un bar implica che un cliente vi si rechi per consumare "cose" che devono essere ingerite, questo significa, banalmente, che all'interno di un bar l'obbligo di portare la mascherina parrebbe destinato a cadere. A indossarla potrebbero essere solo i lavoratori nel locale, mentre potrebbe essere fatto obbligo di distanziare i tavoli, impedire il servizio al banco e consentire solo quello al tavolo. Dinamiche che, ad esempio, prim'ancora del lockdown la Regione Lombardia aveva imposto con un'ordinanza che, tra l'altro, prevedeva la chiusura dei bar, ma non dei ristoranti, a partire dalle ore 18.  Se però all'interno di un bar o di un ristorante venisse consentito di stare senza mascherina, allora non si capirebbe più bene che senso avrebbe portarla ad esempio quando si passeggia in pubblica piazza all'aperto, o persino quando si va al supermercato. Come detto, quella di bar e ristoranti resta dunque forse la più delicata delle partite.

Ipotesi sport e attività all'aperto

L'allentamento delle misure non dovrebbe prevedere assolutamente la possibilità di svolgere attività sportive di squadra, ma solo e sempre individualmente. Ciò che potrebbe essere ampliata è però la distanza da casa per svolgere tali attività. Un ciclista potrebbe ad esempio tornare in strada a pedalere per qualche chilometro in libertà? Forse. Sarà necessario aver indosso sempre la mascherina? Non si può escludere che prima o poi anche quest'obbligo possa cadere, d'altronde come già evidenziato che senso avrebbe consentire a una persona di levarsi la mascherina per mangiare una grigliata di pesce al ristorante e imporne l'uso mentre si fa jogging in solitaria?

Vacanze e discoteche

È il capitolo sul quale sbilanciarsi è davvero rischioso. Si parla di distanziamento sociale in spiaggia tra gli ombrelloni, di ingressi contingentati (e le spiagge libere?), o persino di utilizzo di dispositivi di sicurezza sotto il sole in riva al mare (abbronzature a forma di mascherine e guanti per tutti?), piuttosto che l'utilizzo di plexiglass per separarsi in spiaggia dagli altri. Se ne sono sentite un po' di tutti i colori, a nostro avviso al momento l'unica cosa che si possa affermare con un briciolo di credibilità in merito alle vacanze estive è che, là dove sarà possibile farle, lo sarà con buona probabilità in Italia e più difficilmente andando all'estero. Ma anche su questo non si possono escludere colpi di scena futuri. Tra gli ultimi locali che dovrebbero poter riaprire vi saranno quasi sicuramente le discoteche, o comunque quei luoghi di intrattenimento di massa dove, per forza di cose, il principio del distanziamento sociale pare impossibile e contradditorio anche solo pretenderlo. 

Musei e luoghi di cultura

Il turismo potrebbe probabilmente ripartire dalla cultura. Quasi sicuramente non già dal 4 maggio, ma l'ipotesi di contingentare gli ingressi e mantenere le distanze di sicurezza non pare affatto impossibile all'interno di un museo, piuttosto che di un monumento cittadino. Certo finché resteranno vincoli sugli spostamenti interregionali ha poco senso parlare di turismo, o comunque un senso "limitato", ma è verosimile che appunto le città d'arte come Verona possano prima o poi contare sull'apporto delle proprie risorse culturali ed artistiche per rilanciare il settore turistico, sicuramente tra i più colpiti dall'emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi economica.

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