Restare a casa serve contro l'epidemia? La risposta ce la danno i biotecnologi italiani

Cosa ci dicono i numeri circa la necessità di restare a casa per prevenire il contagio?

"Io resto a casa", locandina della campagna firmata dal ministero della Salute e dalla protezione civile

Tutti quanti noi siamo oggi chiamati a enormi rinunce per quel che riguarda le nostre libertà individuali. E questo avviene in nome della difesa della "salute pubblica" quale bene più alto da preservare. Qualcuno, tuttavia, potrebbe chiedersi ancora se l'isolamento delle persone nelle proprie abitazioni, la riduzione dei contatti, forzata o volontaria che sia, costituisca effettivamente un buon rimedio per porre fine all'attuale emergenza sanitaria.

Ebbene, la risposta a questo quesito la forniscono i numeri, o se si preferisce i grafici. A rivelarlo è l'Associazione Biotecnologi Italiani che, recentemente, ha divulgato un grafico relativo all'andamento dell'epidemia nelle due città lombarde di Lodi e Bergamo. I biotecnologi italiani spiegano:

«Lodi, al primo emergere del focolaio, è stata subito messa sotto osservazione, isolati i comuni più colpiti e limitate anche le attività all'interno della provincia (24 febbraio 2020). Da allora - spiega l'Associazione Biotecnologi Italiani - si osserva che i casi crescono in modo lineare».

Cosa è accaduto invece nella città di Bergamo?

«Bergamo è stata "lasciata libera" fino al 9 marzo 2020, quando è entrato in vigore il Dpcm dell'8 marzo 2020 che ha trasformato l'intera Lombardia in zona rossa. In questa città - sottolinea l'Associazione Biotecnologi Italiani - si è assistito ad un aumento esponenziale dei casi, andamento che ha cominciato a modificarsi solo dopo una settimana dall'entrata in vigore delle norme restrittive».

Dunque, sulla scorta dei dati, a quale conclusione giungono i biotecnologi italiani? È molto semplice a dirsi, forse un po' meno a farsi (ma qualche piccolo sforzo ciascuno di noi deve pur essere disposto a farlo), vale a dire: è necessario restare a casa. Il motivo: «Perché funziona - concludono i componenti dell'Associazione Biotecnologi Italiani - ed è la cosa migliore che possiate fare: per voi stessi, per i vostri cari, per il sistema sanitario, per la ricerca».

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Il post Facebook dell'Associazione Biotecnologi Italiani - 17 marzo 2020

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