Inquinamento Pfas: la Miteni contesta la relazione della commissione parlamentare

L'azienda coinvolta nella vicenda inquinamento da Pfas, fa sapere di star "approfondendo i contenuti della relazione", giudicata in prima istanza "priva di rigore scientifico"

"Stiamo approfondendo i contenuti della relazione della commissione parlamentare ma già dalla prima lettura appare evidente che si tratta di un documento incompleto, privo di rigore scientifico che porta ad evidenti contraddizioni e a una approssimazione inaccettabile quando si affronta un tema così complesso e rilevante". Lo afferma la Miteni, azienda vicentina chiamata direttamente in causa per l'inquinamento in Veneto da Pfas.

La nota stampa dell'azienda poi prosegue contestando alcune supposte incongruenze contenute nella relazione della commissione parlamentare: " La Commissione prima accusa ripetutamente Miteni di immettere nel torrente Poscola scarichi sopra i limiti, poi riconosce nello stesso documento che i limiti sono rispettati. I limiti di scarico nel Poscola sono infatti assolutamente rispettati e sono addirittura inferiori a quelli previsti per le acque potabili, come gli enti di controllo possono documentare".

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Ma al centro della querelle restano i Pfas stessi e la loro effettiva, o meno, dannosità per la salute: "In tutto questo crescere di allarme è anche bene rammentare che sul piano scientifico la pericolosità dei Pfas che si tende a dare per scontata non per nulla accertata. Lo stesso consulente della commissione parlamentare, professor Gianluca Maria Farinola scrive nella relazione che in molti casi gli studi epidemiologici si concludono affermando che, sebbene vi siano sospette correlazioni, non si possono trarre conclusioni causa-effetto certe e vi sono numerosi esempi in cui gli studi si contraddicono tra di loro, giungendo a conclusioni opposte".

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