Infortuni Covid sul lavoro: 1.258 nel Veronese, il dato più alto del Veneto

Al 30 settembre, sono state 4.608 le denunce di infortunio sul lavoro per coronavirus, mentre il dato sulle vittime è fermo al 30 giugno quando si erano segnalato 10 morti bianche per il virus

(Foto di repertorio)

Verona è la provincia con il maggior numero di infortuni sul lavoro per Covid-19 nel Veneto, anche se durante l'estate il loro numero è cresciuto più lentamente rispetto agli altri territori regionali. Sono aggiornati al 30 settembre gli ultimi dati Inail sulle infezioni da coronavirus avvenute presumibilmente sul posto di lavoro in Veneto. Dati che sono stati elaborati dal sindacato regionale della Cisl.

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In Veneto, al 30 settembre, sono state 4.608 le denunce di infortunio sul lavoro per Covid-19, di cui 1.258 solo nella provincia di Verona. E i morti sul lavoro per Covid-19 in tutta la regione sono 10, ma il dato è ancora aggiornato al 30 giugno.
A livello nazionale sono stati 54.128 gli infortuni Covid denunciati. Peggio del Veneto, quattro regioni: Lombardia (35,2%), Piemonte (15%) ed Emilia Romagna (10,4). I casi con esito mortale del Veneto sono pari al 3,1% del totale nazionale (319).

Sempre in Veneto, rispetto al mese di agosto si sono registrate 299 denunce in più di cui 113 avvenuti a settembre mentre i rimanenti 186 sono relativi ai mesi precedenti. Il repentino incremento di settembre, secondo l’Inail, è dovuto in parte al focolaio sviluppatosi nello stabilimento Aia del Trevigiano.

La scheda Inail conferma che le denunce provengono: per il 72% dei casi da donne lavoratrici di cui circa 1.500 di età superiore ai 50 anni. Le lavoratrici che pagano il tributo maggiore alla pandemia sono quelle occupate nei settori della sanità e dell'assistenza sociale, che comprendono ospedali, case di cura e di riposo da cui provengono (maschi e femmine) il 79% delle denunce.
Anche nelle professioni dei denuncianti si evidenzia come il Covid-19 abbia imperversato tra chi opera nelle attività del sistema socio-sanitario: medici, infermieri ed operatori socio-sanitari. Nel settore manifatturiero (4,3% delle denunce) i lavoratori più colpiti sono i macellatori e i braccianti agricoli.

«La bassa incidenza di infortuni Covid-19 nel manifatturiero e nel terziario evidenzia il ruolo svolto dai comitati aziendali, che hanno provveduto a definire i protocolli di comportamento e a vigilare sul loro rispetto - ha commentato Gianfranco Refosco, segretario generale di Cisl Veneto - La partecipazione dei rappresentanti dei lavoratori a questi comitati è stata un valore aggiunto, fondamentale per garantire il massimo della tutela. Ora però non bisogna abbassare la guardia, e serve rilanciare il ruolo degli Spisal, anche rafforzandone l'organico e le risorse a disposizione. Dall’altro lato l’altissima percentuale di donne vittime da infortunio Covid conferma la centralità del lavoro femminile in questa difficile situazione: nei lavori di cura (sanità e assistenza), nei servizi collegati (pulizie e mense), nelle attività essenziali (distribuzione e agroalimentare in primis), il lavoro è soprattutto femminile, e le donne sono state, e rimangono, le più esposte al rischio. Ben vengano quindi i provvedimenti finalizzati a bloccare una riacutizzazione della pandemia con il conseguente aggravamento delle condizioni di lavoro, anche in termini di sicurezza, negli ospedali e nei luoghi di assistenza. Sono urgenti anche misure per implementare il personale disponibile in tutto il settore socio-sanitario: dai medici, agli infermieri agli operatori socio-sanitari e la Regione deve farsi carico di mettere a disposizione in forma gratuita locali dove ospitare le persone in quarantena che non dispongono di spazi propri adeguati».

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