Notte di violenza in Veronetta, aperta un'inchiesta per "lesioni"

La Digos sta indagando per cercare di chiarire quanto avvenuto nella notte di venerdì 11 novembre dinanzi al circolo di Casa Pound con sede a Verona in via Campofiore

Alcuni militanti di Casa Pound durante un'iniziativa - immagine di repertorio

Quanto accaduto nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 novembre nel quartiere di Veronetta in via Campofiore all'altezza della sede (non ufficiale) di Casa Pound al civico 27, resta ancora da chiarire. Rissa tra ubriachi, aggressione "antifascista", aggressione "squadrista", le versioni in circolazione sono tante e contraddittorie. Anche per questo la notizia dell'apertura di un'inchiesta da parte degli agenti della Digos per cercare di fare luce sui fatti è un passo senza dubbio importante.

L'ipotesi di reato che gli inquirenti al momento stanno prendendo in considerazione, secondo quanto riferito oggi anche dal quotidiano L'Arena, è quella di "lesioni" e per cercare di capire cosa sia esattamente avvenuto quella notte, gli investigatori stanno ascoltando le testimonianze di alcuni dei ragazzi presenti. Il difficile starà appunto nel valutare correttamente le diverse responsabilità, alla luce di una ricostruzione della vicenda che, a dispetto delle prime informazioni circolate, pare tutt'altro che priva di zone oscure.

Il dato certo è l'identificazione di sette persone da parte delle Volanti della polizia giunte sul posto dopo la telefonata al 113. Altro dato certo sono i nove punti di sutura alla testa rimediati da uno dei presenti quella notte, il quale si è visto scagliare in faccia un bicchiere in vetro da parte di un frequentatore del circolo di Casa Pound. A testimonianza di quanto confusa sia stata la trattazione da parte dei giornali di questo avvenimento, basti citare quest'articolo apparso nelle ore successive dove la '"vittima all'ospedale" è stata identificata come un militante di Casa Pound.     

La vittima della "bicchierata" è in realtà un uomo di 37 anni che si trovava in compagnia di tre amici, un ragazzo e due ragazze, riunitisi insieme per «festeggiare la fine del lavoro stagionale sul lago di Garda», come riporta sempre quest'oggi L'Arena. Dei quattro, nessuno di loro sarebbe un militante dell'estrema sinistra, così come invece le cronache nell'immediato li avevano inizialmente dipinti. Diverse critiche si sono infatti levate nei giorni scorsi circa la volontà della stampa locale di derubricare il "pasticciaccio brutto di via Campofiore" a scontro tra estremismi, dove in fondo ciascuno sarebbe un po' vittima e un po' colpevole proprio perché "estremista" (di destra o di sinistra che sia). In alcuni casi la storia è stata ancor più semplicisticamente riportata dando voce in via esclusiva a Casa Pound, tramite la pubblicazione di una nota diffusa dal suo principale referente veronese, l'Avv. Roberto Bussinello già candidato sindaco alle passate Amministrative.

Al momento una versione ufficiale circa quanto avvenuto verso l'una e quindici di notte tra venerdì 10 e sabato 11 novembre ancora non c'è, le indagini essendo all'inizio. Secondo l'ultima ricostruzione, in ordine temporale, fornita oggi da L'Arena, il 37enne e una ragazza sua amica si sarebbero avvicinati alla sede di Casa Pound incuriositi dalla musica ad alto volume che ne fuoriusciva, ma compreso che si trattava di un certo tipo di ambiente i due avrebbero quindi «deciso di proseguire». Cosa è successo a quel punto? Difficile dirlo, ma secondo la versione de L'Arena sarebbero partiti dei cori da parte dei militanti di Casa Pound, ai quali si sarebbero poi sommati dei commenti di risposta da parte degli altri due membri (il ragazzo giovane e un'altrettanto giovane ragazza) del quartetto di amici del 37enne ferito, commenti, spiega L'Arena, «evidentemente poco apprezzati dai giovani di Casa Pound». È in questo modo che si sarebbe dunque «accesa la miccia». 

Ben lungi dal voler presentare una ricostruzione alternativa alle tante che già circolano, nella fiduciosa speranza che le forze dell'ordine riescano in quello che è il loro precipuo compito, vale forse però la pena soffermarsi su alcuni piccoli dettagli. Anzitutto il fatto che all'interno del circolo di Casa Pound fossero presenti almeno una decina (ma c'è chi parla di una ventina) di militanti, dovrebbe far riflettere in merito alla reale volontà da parte di un gruppo di persone, presumibilmente alticce, ma comunque composto da un ragazzo, un 37enne e due ragazze di media/piccola statura, di voler "provocare" il ben più nutrito gruppo di Casa Pound. In secondo luogo, non è da sottovalutare il fatto che sia stata una delle giovani amiche del 37enne a far partire la chiamata al 113, oltre a quella che ha portato sul posto i soccorritori del 118. 

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 «Pare che la lite non sia stata provocata da contrasti politici», riferisce sempre oggi L'Arena; "lite", "rissa", "aggressione", parole spesso usate in senso lato e che ben poco hanno fin qui aiutato a chiarire questa vicenda che, tuttavia, una cosa soltanto non ha mai smesso però di esserla, vale a dire una questione "politica". E non tanto perché in ballo vi sia una presunta contrapposizione tra estremisti "rossi" e "neri", quanto perché molto più banalmente l'episodio di violenza si è verificato dinanzi alla sede (per quanto "ufficiosa") di un partito politico a tutti gli effetti, vedendo direttamente coinvolti alcuni dei suoi esponenti/simpatizzanti (per lo meno i sette identificati dalla polizia). E ancora, questa vicenda resta intrinsecamente "politica" non tanto perché abbia a che vedere con una vetusta contrapposizione tra blocchi ideologici del passato, bensì perché compito della politica, in questo caso locale, dovebbe essere sempre quello di scongiurare la violenza. In tal senso ricondurre il tutto ai "fumi dell'alcol" è senz'altro un ottimo modo per nascondere la polvere sotto il tappeto, ma il rischio molto concreto è che, se non affrontato per tempo da chi di dovere, il "problema Veronetta" torni prima o poi a ripresentarsi. 

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