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Domenica, 26 Giugno 2022
Incidenti stradali Cologna Veneta

Prima sfruttati nei campi poi deceduti in un incidente stradale, vittime due volte

Nello schianto di San Pietro in Gu, nel Padovano, sono morti quattro braccianti e due sono rimasti feriti. Lavoravano tutti i giorni a 6 euro l'ora. Ed anche sul caporalato è scontro politico tra Lega e PD

Sveglia all'alba, intorno alle 5 del mattino, e poi tutti in macchina per andare a lavorare, tra Vicenza e Padova, alla pulizia di un vigneto. Il compenso è di 6 euro l'ora e a fine giornata il viaggio di ritorno interrotto dallo schianto frontale contro un camion. Sono passati dallo sfruttamento alla tragedia stradale i sei braccianti agricoli che si trovavano nella Fiat Multipla finita venerdì scorso, 20 maggio, contro un mezzo pesante sulla Postumia di San Pietro in Gu, nel Padovano. Due di loro sono morti sul colpo, altri due sono morti in ospedale e due sono sopravvissuti. Tra i superstiti c'è Mounim Zohair, 32enne che vive a Cologna Veneta, non lontano dalla cooperativa a cui era intestata la Multipla.

Zohair è stato intervistato da Davide Pyriochos, del telegiornale regionale veneto della Rai. Ha raccontato di sentire ancora dolori alla schiena, al collo e alla gamba. Ma soprattutto ha riferito di aver lavorato tutti i giorni, in posti sempre diversi, a 6 euro l'ora. Uno sfruttamento da lui poco o per niente percepito.

Uno sfruttamento che ha un nome: caporalato. E che si deve contrastare con importanti iniziative politiche. «Le vittime di caporalato sono gli schiavi del XXI secolo, un fenomeno indegno in un Paese ed in una regione che vogliano dirsi civili. Non possiamo stare a guardare», ha dichiarato la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Baldin, la quale ha depositato un'interrogazione a risposta immediata per sapere quali iniziative verranno messe in campo dalla Regione contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo. L'interrogazione cita nelle premesse l'incidente di San Pietro in Gu. «Un episodio che ci ricorda l'urgenza di intervenire su una realtà troppo spesso dimenticata e taciuta, quella del lavoro nei campi dove i lavoratori sfruttati in condizioni indecenti e servili nella nostra regione sono oltre 5.500», ha spiegato Baldin, rifacendosi ai dati del V Rapporto Agromafie e Caporalato dell'Osservatorio Placido Rizzotto relativi al Veneto. «Serve un intervento coordinato tra i vari livelli istituzionali, a partire dalla Regione», ha concluso la consigliera regionale.

Dispiaciuto per la tragedia avvenuta nel Padovano anche il sindaco di Cologna Veneta e presidente della Provincia di Verona Manuel Scalzotto, il quale ha però inquadrato il caporalato come un fenomeno che deriva anche da politiche di centrosinistra. Politiche che hanno avuto come conseguenza un'immigrazione incontrollata e lo sfruttamento della manodopera a basso costo.
A Scalzotto hanno risposto due parlamentari veronesi del Partito Democratico. «Chiedo al mio partito, il PD, e al suo segretario Enrico Letta, un immediato salto di qualità nell'eliminare tutta legislazione leghista contro i lavoratori - ha detto il deputato Diego Zardini - Sono leggi e regolamenti che consentono lo sfruttamento e la morte di lavoratori senza la minima tutela sindacale, normativa e senza neppure un briciolo di solidarietà umana. Lo sappiamo, per la Lega il caporalato non è un vero problema poiché coinvolge persone che non sono nate in Italia. Il lavoro nero "c’è sempre stato" quindi è inutile contrastarlo e le misure per il controllo del lavoro sono genericamente "burocrazia" in più per le imprese. Di lavoro si continua a morire e la Lega quando è stata al governo del Paese ha varato ogni provvedimento utile a ridurre le tutele dei più deboli, cioè gli immigrati, e li ha messi nelle condizioni perfette per essere sfruttati». E la deputata Alessia Rotta ha aggiunto: «Di lavoro si muore ancora e lo sfruttamento della manodopera in nero nel settore agricolo è un male contro cui servono gli sforzi di tutte le istituzioni, ad ogni livello. Il nostro tessuto produttivo conta su moltissime aziende agricole che lavorano seriamente, applicando i contratti previsti, offrendo salari adeguati, giuste condizioni di lavoro e alloggi idonei agli stagionali. Questo però non può farci dimenticare il dramma dello sfruttamento da parte di soggetti senza scrupoli che approfittano della disperazione di persone a cui viene negata ogni forma di rispetto e dignità. Scalzotto, come spesso fa la destra quando affronta il tema del caporalato, lo confonde in maniera strumentale con i flussi migratori, come se il primo fosse conseguenza diretta del secondo. Finge di non sapere che esiste un enorme problema di mancanza di manodopera, aggravato proprio dalla fortissima riduzione delle quote di stagionali consentiti, decisa da Salvini, un problema cui quest'anno si è tentato in parte di rimediare. Una situazione su cui hanno inciso anche il miglioramento delle condizioni economiche nell’Est Europa che ha ridotto l’arrivo di lavoratori stagionali provenienti da quei paesi e le conseguenze generali della pandemia. La Lega, che come sempre preferisce cavalcare i problemi per fare propaganda piuttosto che cercare soluzioni, si è sempre opposta all’aumento delle quote di ingresso nonostante gli appelli di tutte le associazioni di categoria che hanno manifestato più volte la necessità di reperire forza lavoro. Ma questo Scalzotto finge di non saperlo. È invece grazie al PD se è stata promossa la legge contro il caporalato, che ha fatto in tema di lavoro e diritti più di tutte le sparate della Lega».

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