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In manette i professionisti delle rapine alle gioiellerie

In manette i professionisti delle rapine alle gioiellerie

In manette i professionisti delle rapine alle gioiellerie

Banda dietro le sbarre: avevano svaligiato un'oerficeria a Cerea e ne stavano facendo una a Como

I carabinieri li descrivono come “professionisti senza scrupoli. Freddi, metodici e calcolatori”. A poco più di due mesi dall’ultima rapina nel Veronese, quella all’oreficeria “Lonardi” di Cerea del 2 febbraio scorso, e all’immediata vigilia dell’ennesimo colpo in un negozio di Como, i militari del Comando provinciale di Verona hanno annunciato, stamattina, di aver acciuffato i tre rapinatori che avevano messo a segno, in pochi mesi, almeno dieci colpi ad altrettante gioiellerie del centro e nord Italia.

L'operazione "Oro puro" ha portato all’arresto del leader della banda, Vincenzo Antonelli, 47enne pregiudicato di Caserta ma residente a Vigevano, e a quello dei suoi due complici incensurati, il 29enne albanese Anton Nicolli, e Massimo Bernardinello, 39 anni di Vigevano. Le indagini sono partite dal particolare delle manette utilizzate per immobilizzare titolari e commessi delle gioiellerie. “Sono almeno dieci le rapine che potremmo far risalire al modus operandi dei tre- spiega il comandante del Nucleo operativo di Verona, Pierpaolo Mason-. In molti di questi ricompariva un paio di manette, in altri utilizzavano delle fascette di plastica per legare i polsi. In tutti i casi che stiamo vagliando, comunque, ci sono particolari e procedure che ricorrono”. Durante i colpi agivano sempre in tre: Antonelli, il capo, restava all’esterno della gioielleria per fare il “palo”, mentre Bernardinello e Nicolli, a viso scoperto contando sulla loro fedina penale immacolata e l’assenza di loro foto segnaletiche negli archivi del ministero dell’Interno, facevano irruzione, afferravano e ammanettavano il personale presente e svaligiavano tutti i preziosi del negozio.


Tre sarebbero, per ora, le rapine accreditate alla banda, due messe a segno e una solo tentata: a Cerea dove erano fuggiti con 110 mila euro, in una gioielleria di Salsomaggiore a dicembre, e quella di Como, mandata a monte dall’intervento di cinquanta carabinieri appostati per l’arresto. “I tre- continua Mason- avevano individuato una gioielleria della città lombarda e da qualche settimana continuavano a fare sopralluoghi, fingendosi clienti, per ‘fotografare’ il negozio. Volevano avere la certezza che non ci fossero impianti di videosorveglianza in funzione. Solo quando avevano studiato tutto nei minimi dettagli entravano in azione. Sabato scorso, a Como, anche noi eravamo pronti. Nessuno, quella mattina, si è accorto di nulla: né i rapinatori, né tantomeno i passanti. Tutto si è svolto nel giro di pochi secondi. Quando abbiamo individuato i nostri obbiettivi li abbiamo acciuffati e portati in caserma”.

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