Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Lungadige Antonio Galtarossa

Emergenza immigrati. Verona si prepara ad accogliere altri 200 profughi

Non accenna a diminuire il flusso migratorio di esseri umani verso le coste italiane. I profughi dirottati a Verona andranno ad aggiungersi ai quasi 500 già presenti in città. Tezza: "No all'accoglienza fine a se stessa"

“Non sappiamo ancora il momento esatto, ma manca poco. Aspettiamo novità dalla Prefettura”. Questo il commento di Michele Righetti, direttore del dormitorio Il Samaritano in Zai, alla notizia dell’imminente arrivo di altri 200 profughi a Verona, che andranno ad aggiungersi ai 480 già ospitati in città. L’obiettivo è trovare a tutti un’occupazione, evitando però i grandi assembramenti, di difficile gestione. “Fin dal principio”, prosegue Righetti, come riporta L’Arena, “abbiamo preferito seguire piccoli gruppi per facilitare il percorso di integrazione. Comunque il desiderio di aiutare c’è”. L’idea è di andare oltre la semplice ospitalità. A Verona infatti presso le strutture di accoglienza, i rifugiati hanno la possibilità di seguire corsi di italiano e di formazione professionale, per essere preparati all’inserimento sociale. I tempi della burocrazia rimangono il problema principale, ma “il dialogo è aperto”, spiega don Giuseppe Mirandola, direttore del Centro diocesano pastorale per immigrati, “posto ce n’è, ma non sempre adatto. È importantissimo gestire bene l'inserimento fin da subito, per prevenire problemi e disordini. Perciò le strutture devono essere confacenti. Meglio, inoltre, suddividere le persone che raggrupparle tutte in pochi punti”. L’ipotesi di utilizzare il Seminario minore, a San Massimo, vuoto da molto tempo, è stata quindi scartata, sia per l’inagibilità della struttura, sia per evitare il rischio “ghetto”. Tra le tante associazioni laiche e diocesane che in questi giorni si stanno attivando in vista dell’arrivo dei 200 nuovi ospiti, c’è anche anche la Ronda della Carità. Il presidente, Marco Tezza, sottolinea come l’accoglienza non debba essere fine a se stessa, bensì proiettata al “dopo”. “Si deve capire cosa faranno queste persone una volta terminato il periodo nelle strutture. Non è raro, per la Ronda, trovarsi ad assistere senzatetto giunti qui come profughi durante le scorse ondate migratorie. Alcuni di loro”, conclude Tezza, “possono contare su una rete di amici e familiari che li ospitano, altri se ne vanno all'estero, ma una parte non ha alternativa alla strada”.

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