Cronaca Via Luigi Galvani

Discriminazione in città: gli negano la casa perché immigrati

Due coniugi stranieri, in possesso di regolare permesso di soggiorno e con un lavoro fisso, si sono visti rifiutare l'affitto senza spiegazioni. Una vicenda che odora di razzismo

Una vicenda non chiara su cui sembra stendersi la cupa ombra della discriminazione. Questa è la storia di una coppia straniera di Verona, lui sudanese e lei marocchina, sposati da otto anni e con due bambini, di cinque e sette anni, che al momento vivono in Marocco con i nonni. Lui è in Italia da 12 anni, lei da cinque, entrambi con regolare permesso di soggiorno, entrambi integrati nella vita lavorativa cittadina. Entrambi in pieno diritto di cercare un appartamento in affitto in città, possibilmente più grande del minuscolo monolocale dove hanno vissuto negli ultimi anni, allo scopo di far finalmente arrivare in Italia i due figli. La coppia si è rivolta ad un'agenzia, portando con loro anche la loro insegnante d'italiano e presentando immediatamente le loro garanzie, permesso di soggiorno e cedolina dello stipendio, dimostrando immediatamente di essere in regola e di poter pagare regolarmente l'affitto.

L'agenzia non ci mette molto a trovare un appartamento in uno stabile di via Galvani e in breve la coppia incontra il proprietario, firmando anche il preliminare e pagando quattro mesi di affitto anticipato e 200 euro di tasse, arrivando a circa duemila euro. Ma il primo di settembre, data di consegna delle chiavi, la coppia non riceve né il mazzo né alcuna spiegazione. I due coniugi chiedono spiegazioni all'agenzia, passano i giorni e, dopo qualche tempo, viene detto loro che il proprietario ci ha ripensato. Alla coppia vengono restituiti i soldi dell'anticipo ma ancora nessuna spiegazione. A quel punto la risposta pare chiara: il problema era la nazionalità dei due. Ma perché aspettare tanto per una risposta concreta? Perché lasciare i due in attesa, nell'illusione di poter finalmente coronare il loro sogno di vivere con i due figli? Una storia triste che macchia la reputazione di Verona e dimostra come, ancora oggi, i pregiudizi possono fare molto male.

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