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Il declino della sanit veneta

Il declino della sanit veneta

Il declino della sanit veneta

Quattro assessorati leghisti in cinque anni e siamo di fronte ad un buco di un miliardo di euro

Un tempo la Sanità Veneta era garanzia di qualità ed efficienza, una sorta di certezza su cui tutti sapevamo di poter fare affidamento; potevano esservi divergenze di veduta su scelte di gestione o di programmazione, contrasti sull’imposizione di ticket, ma la consapevolezza dell’eccellenza del servizio non veniva mai messa in dubbio.

Ora ci troviamo davanti al dubbio, come nel caso della tragica morte di Sabrina Zani, su quale realmente sia lo standard qualitativo dei nostri ospedali. Un’indagine è già stata predisposta, come per analoghi casi accaduti in Veneto di recente, al fine di accertare si sia trattato di una tragica fatalità oppure di errore umano, dovuta quanto tardiva iniziativa dell’Assessore Coletto. Quanto accaduto, di per sé già abbastanza tragico, assume connotazioni ancora più gravi non essendo l’unico, ma solo l’ultimo di una serie di segnali di una criticità che va accentuandosi.

La perfetta macchina della Sanità Veneta inizia ora a scricchiolare sotto la mala gestione cui è stata sottoposta: quattro assessorati leghisti in cinque anni di legislature e siamo di fronte ad un buco di un miliardo di euro nei conti pubblici figlio di un uso errato del project financing e della gestione di Tosi, Martini, Sandri e, ora, Coletto, i quattro assessori che anziché, occuparsi delle liste d’attesa, si sono concentrati sull’occupazione del potere attraverso nomine clientelari e gestioni partitiche.
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