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I Cie accendono lo scontro tra Fiamma e Udc

I Cie accendono lo scontro tra Fiamma e Udc

I Cie accendono lo scontro tra Fiamma e Udc

Miglioranzi: "Sono un freno all'immigrazione". Contrari i centristi: "Pericolo disordini"

Le voci sulla costruzione di un Cie (i famigerati Centro di identificazione ed espulsione degli immigrati) nella provincia di Verona si fanno sempre più insistenti e tanto basta per animare il dibattito tra gli esponenti delle opposte fazioni politiche. Il Movimento Giovanile Udc manifesta la sua perplessità e assoluta contrarietà all’iniziativa ed esprime questa  presa di posizione per tre ragioni.

“La prima fa riferimento all’approvazione dell’iniziativa da parte dell’attuale amministrazione comunale – spiega il responsabile pronciale Giovani Udc Alessandro Boggian - , colpevole di non aver preventivamente discusso questa decisione con i sindaci dei comuni della provincia che potrebbero risentire di questa decisione, anche in previsione di una possibile svalutazione economica degli immobili e delle attività economiche delle zone potenzialmete interessate.

In secondo luogo, questo centro non garantisce sicurezza e tranquillità al territorio, che potrebbe avere un impatto sociale oneroso sui comuni coinvolti. Infine in molti Cie già operativi sul territorio nazionale, continuerebbero a verificarsi disordini e forti tensioni, causati dalle precarie condizioni a cui vengono obbligati i detenuti e dove verrebbero rinchiusi, senza distinzione, sia coloro che hanno sempre lavorato e che solo momentaneamente si ritrovano disoccupati, sia coloro che effettivamente si possono definire malavitosi”.

Dall’altra parte invece il Movimento sociale Fiamma Tricolore si dichiara favorevole a questa iniziativa, giudicandola il primo passo per mettere freno all’immigrazione. Gli esponenti della Fiamma, per voce di Andrea Miglioranzi, affermano “la necessità di questo centro", e si scagliano contro "la politica della regolarizzazione di massa", auspicando "una misura risolutiva al processo immigratorio per difendere l’identità nazionale. Consci del fatto che ciò dovrà essere accompagnato da un potenziamento delle forze dell’ordine della zona interessata e che clandestino non è sinonimo di criminale, ma siamo contrari a quella mentalità che vorrebbe la soluzione del problema purchè non dietro casa nostra”.

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