Lettera in difesa di Hermann Nitsch, firmata dall'animalista Hermann Nitsch

"Io amo gli animali più di tutto! Ho acquistato la carne per le mie Azioni nei macelli e gli animali erano già stati macellati". La mostra "Hermann Nitsch e il Teatro" è visibile a Verona fino all'8 gennaio 2017 presso AMO Arena Museo Opera

Presso AMO Arena Museo Opera in questi giorni non è in corso soltanto la mostra dedicata a Pablo Picasso, ma parallelamente è visitabile anche un'altra esposizione dal titolo "Hermann Nitsch e il Teatro" che si propone d'indagare il complesso rapporto tra l'artista viennese, le sue sperimentazioni in ambito teatrale/misterico e la Storia del Teatro.

Di questa esposizione, promossa con il supporto della Galleria Boxart di Verona, curata dal direttore della Friedrichshof Collection Dal 15 ottobre presso AMO Arena Museo Opera la mostra "Hermann Nitsch e il Teatro" Eventi a Verona
Hubert Klocker,
evento collaterale dell'ultima edizione di ArtVerona, si è fatto un gran parlare nelle scorse settimane non tanto sotto il profilo dell'estetica, bensì per lo scalpore destato dalle opere realizzate da Nitsch nel corso degli anni. Pietra dello scandalo l'utilizzo di corpi di animali, carcasse e sangue vero nelle installazioni e Azioni dell'artista austriaco. Ambientalisti della prima e dell'ultima ora, movimenti antispecisti e semplici cittadini indignati, si sono tutti quanti coalizzati in un unanime commento critico, giungendo ad organizzare anche una raccolta firme per chiedere di fermare la mostra in corso all'AMO.

Ora, tutto quanto quello che è successo non è affatto nuovo. A cominciare dalla generalizzata presa di posizione secondo la quale quella di Nitsch non sarebbe arte e dunque non meriterebbe di essere esposta in un museo cittadino, specie a Verona, nota per essere patrimonio dell'Unesco. In molti ritengono che l'arte non debba infastidire troppo, debba cioè essere un innocuo diletto con il quale occupare le domeniche della nostra vita. Che l'arte contemporanea si preoccupi invece in larga misura proprio di scuotere i suoi fruitori è sicuramente qualcosa da prendere in seria considerazione, ma forse bisognerebbe anche cercare di accettare che un dipinto di Caravaggio, agli occhi dei suoi coevi, faceva di tutto fuorché lasciarli indifferenti, o peggio, piacevolmente allietati.

Quando nel 2015 una mostra di Hermann Nitsch venne ospitata ai Cantieri della Zisa di Palermo, il critico Vittorio Sgarbi accusò l'operazione di essere puramente commerciale, definendo l'opera dell'artista austriaco "anemica e asfittica" e incapace di scandalizzare davvero, insomma, di non essere nemmeno poi tanto rappresentativa dell'arte contemporanea, bensì troppo ancorata al passato, a quell'avanguardia storica, l'Azionismo viennese, dalla quale in effetti Nitsch proviene. In sua difesa si schierò invece un altro critico d'arte italiano come Achille Bonito Oliva, definendo l'esperienza artistica di Nitsch "un massaggio del muscolo atrofizzato della sensibilità del pubblico".

Insomma, qual è il vero Hermann Nitsch? Risposta semplice, ma forse non scontata: quello che abbiamo voglia e forza di sceglierci. L'arte, anche e forse soprattutto quella più apparentemente "innocua", è sempre una pietra d'inciampo nell'ordinarietà del vivere, qualcosa cioè che ci impedisce, mettendo in scacco i nostri collaudati e ben oliati automatismi, di fare i conti con la vita e noi stessi così come si è soliti fare. E se l'arte è tutto questo, allora bisogna anche essere pronti a vedersi sconquassati nelle proprie abitudinarie logiche di pensiero. Potrà allora sorprendere alcuni che lo stesso Hermann Nitsch si consideri il primo degli "animalisti", così come che al fondo delle sue esperienze artistiche si collochi un dionisismo viscerale e affermativo, il quale una volta depositatesi la violenza e frenesia del rito collettivo orgiastico, trova espressione in quell'"amore per tutta la natura e per tutto il creato" che lo stesso Nitsch rivendica come tratto più proprio del suo pensiero.

In occasione della mostra di Palermo le firme per la petizione che intendeva impedirla furono circa 20.000, ma l'evento si tenne ugualmente. Hermann Nitsch scrisse una lettera nella quale cercò di spiegare la propria posizione. Il testo venne pubblicato dalla versione online de La Repubblica di Palermo. Qui ne riportiamo un estratto sicuri della sua attualità:

Io amo gli animali più di tutto! La mia filosofia li rispetta: essi sono parte del mio amore per tutta la natura e per tutto il creato e arricchiscono la mia vita, così come quella di mia moglie. Curiamo gli animali, li proteggiamo, li preserviamo dal dolore e li guidiamo attraverso la gioia della loro esistenza naturale. Abbiamo sei gatti, un cane, una capra, un mulo, moltissimi pavoni, polli e api. Sosteniamo ogni forma di vita e siamo sempre stati ambientalisti. Disprezziamo e combattiamo le forme di allevamento che, avide di guadagno, maltrattano gli animali: l'allevamento intensivo è una delle più crudeli e peggiori forme di trattamento degli animali.Rivolgo la mia preghiera agli ambientalisti che lottano per porre fine a questo vero e proprio sacrilegio.

Sono un drammaturgo e lavoro ad una nuova forma "d'opera d'arte totale" (Gesamtkunstwerk), affinché una sorta di festa religiosa ne celebri l'esistenza. Un drammaturgo non può non confrontarsi col tragico, con la morte e, in effetti, uno sguardo alla storia dimostra che è così, a partire dall'antica tragedia fino ad arrivare al presente, includendo anche il mito della passione cristiana. L'arte ha a che fare con i tabù. Tratto col più profondo rispetto la carne e il sangue dei corpi degli animali che vengono uccisi e tagliati a pezzi dagli uomini: l'animale morto, come il nostro corpo, è infatti prova degli eventi naturali.

Cerco di porre a fondamento dell'arte la bellezza sensoriale dell'evento naturale. La morte dell'animale dev'essere rispettata sempre e nel modo più profondo: nel mio teatro l'animale morto viene consacrato e diventa forma d'arte. La carne che io utilizzo in un primo momento non viene mangiata, ma utilizzata nella performance teatrale: viene offerta dunque per uno scopo più elevato. L'arte figurativa e l'arte drammatica, tra l'altro, si sono sempre confrontate con scene estremamente drammatiche. Penso a Eschilo, Sofocle, Euripide e ancora Caravaggio e Francis Bacon. Il pittore Delacroix andava di mattina nei mattatoi di Parigi: lo affascinavano i colori del macello e degli animali. Anche nella religione cristiana è centrale la crocifissione del figlio di dio e il dio greco Dioniso, nel culto orgiastico, viene fatto a pezzi in forma di capra per poi risorgere nella primavera seguente.

I riti sacrificali, attestati nella storia, sono una dimostrazione dell'intensità sensoriale dei processi di macellazione e di sventramento. È possibile ammirare ciò anche nella poesia dei tragici greci, nella rappresentazione poetica che ne fanno Omero e Virgilio e nei due testi che costituiscono la Bibbia. Ho acquistato la carne per le mie azioni nei macelli e gli animali erano già stati macellati. Ciò significa che questi animali erano già stati uccisi a scopo alimentare prima della mia azione. Dopo che impieghiamo la carne per la performance teatrale, la mangiamo: l'animale ucciso viene dunque utilizzato due volte, per l'arte e poi per il nostro nutrimento.

Il mio teatro e la mia arte si confrontano con ciò che è concreto, direttamente con la realtà e il colore che viene versato dalla pittura è vero e reale, così come la carne e il sangue del teatro d'azione: la mia arte s'interessa a ciò che c'è dentro i nostri corpi, alla sostanza fisica della carne e del sangue. Già Leonardo da Vinci e Michelangelo nel Rinascimento s'interessavano in modo simile alla dissezione dei corpi umani. Il confronto con i cadaveri degli animali macellati è connesso al grande interesse che nutro verso i miti, le forme di culto e i rituali, il tutto rivisto alla luce della psicologia del profondo. Ci sono molti libri e scritti teoretici che spiegano le mie opere.

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