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guerra di numeri sul buco della sanit veneta

guerra di numeri sul buco della sanit veneta

guerra di numeri sul buco della sanit veneta

Il deficit potrebbe essere di 1 miliardo di euro. L'ex assessore regionale Sandri: "Impossibile"

È guerra di numeri sul buco della sanità veneta. Secondo i tecnici regionali le dimensioni ufficiali del disavanzo sono quelle che emergono dal bilancio di previsione del 2010 ed ammontano a circa 500 milioni di euro. Si tratta di numeri dei quali il ministero dell’Economia è già a conoscenza perché presentati lo scorso 23 settembre, a Roma, al tavolo di monitoraggio trimestrale sui conti delle Regioni. Voci non ufficiali, però, dipingono un quadro molto più nero, con un deficit complessivo che arriverebbe addirittura ad 1 miliardo di euro.

Sulla reale situazione dei conti della sanità veneta, lo stesso neo assessore regionale Luca Coletto non ha un quadro definito: “Serviranno alcuni giorni ai tecnici regionali per verificare lo stato dei conti della sanità veneta”. L’assessore ha poi specificato che “al momento le cifre che circolano sono assolutamente ipotetiche”. Sul valzer delle cifre anche il predecessore di Coletto in Regione, Sandro Sandri, è scettico: “È impossibile che il buco sia così grande”.

L’ex assessore ha spiegato perché non crede ai numeri sbandierati dai giornali in questi giorni: “Ogni tre mesi, attraverso il tavolo di monitoraggio sui conti delle Regioni, il ministero dell’Economia richiede un rendiconto delle spese, cosa che è stata sempre fatta. Controllati i conti, il ministero, secondo le previsioni di bilancio, invia alle Regioni le indicazioni su come fare le correzioni del caso. Noi, di volta in volta, abbiamo sempre fissato dei tetti di spesa ad ogni singola Ulss, in modo da riuscire a plasmare i conti secondo le indicazioni del ministero”. Sandri ha detto anche che, ogni anno, fin dall’ex assessore Fabio Gava, il deficit della sanità è sempre stato di 120 o 140 milioni di euro ogni anno. “Deficit che – ha aggiunto Sandri –, durante il 2009, è stato ridotto a 25 milioni di euro grazie all’introduzione di un ulteriore tetto di spesa per le Ulss. Siamo quindi riusciti a risparmiare 100 milioni di euro”.

Al termine del mandato di Sandri, quindi, il debito della sanità veneta era di “soli” 25 milioni di euro. Come ha fatto, quindi, a formarsi un buco di 500 milioni? In realtà, sui 500 milioni di deficit, 200 sono ammortamenti che normalmente lo Stato non conteggia come passività. Alla luce di questo il buco sarebbe di 300 milioni. Se a questa cifra togliamo i 120/130 milioni che la Regione “incassava” ogni anno dell’Irpef (tolta dalla Giunta Galan nel 2009, ndr), si arriva a 170 milioni di euro di deficit. Quindi solo 30 milioni di buco in più rispetto al debito sintomatico della sanità veneta.

Proprio sul taglio dell’Irpef aveva puntato il dito il sindaco Flavio Tosi, il primo dei quattro assessori regionali leghisti alla Sanità: “Togliere l’Irpef è stata una manovra propagandistica della passata amministrazione, alla quale mi ero fermamente opposto. Non dimentichiamoci che ci portava in casa 120-130 milioni ogni anno, proprio quelli che sono mancati lo scorso anno”. All’accusa di Tosi ha voluto rispondere l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan: “Ho fatto quello che il bilancio ci permetteva progressivamente e sotto costante controllo, ho tolto le tasse (l’Irpef, ndr), 120-140 milioni l’anno, non miliardi”.

Galan ha poi controbattuto al sindaco di Verona puntando proprio il dito contro la sanità veronese, dove la situazione è migliorabile: “Mi viene in mente Verona dove ci sono una ventina di ospedali, contro gli 11 del Trevigiano. Se adesso invece di chiudere ospedali si riaprono, non è certo colpa mia. Siamo al quarto assessore leghista, l’Agenzia regionale socio sanitaria del Veneto è in mano alla Lega da qualche anno: scoprono adesso che le cose non vanno? Ma prima dove erano?”.

Galan era a conoscenza di tutto – risponde a distanza Sandri -. Anche perché negli anni gli assessori sono cambiati, mentre lui era sempre governatore e si interessava costantemente della situazione della sanità”. Sandri chiude specificando che "non è vero che a Verona ci sono 20 ospedali. Ce ne sono 12, gli altri sono ex ospedali riconvertiti in centri polifunzionali e poliambulatori, mi riferisco a strutture come quelle di Isola della Scala, Zevio, Nogara, Caprino e Colognola ai Colli".
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