Guerra dell'Amarone, il Consorzio vince sulle Famiglie storiche

Niente più solo "collina" del famoso vino rosso: ora si potrà produrre anche in impianti diversi, su terreni freschi e pianeggianti. La replica: "Così snaturate l'intera zona Doc"

Le colline veronesi dove si produce l'Amarone (foto web)

L'Amarone, vino simbolo della Valpolicella, d'ora in poi potrà essere prodotto anche su impianti sistemati in terreni freschi e pianeggianti. Lo ha stabilito l'assemblea dei soci del Consorzio della Valpolicella che ha respinto l'opposizione delle 12 famiglie storiche dell'Amarone, capaci di quasi 39 milioni di fatturato, oltre il 26% della produzione totale di questo rosso, che avevano chiesto la difesa delle aree vocate nel rispetto della qualità del prodotto. "Non ci sarà nessun ampliamento della zona di produzione dell'Amarone e degli altri vini della Valpolicella" ha precisato Christian Marchesini, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, che oggi nella sede della Provincia ha illustrato la delibera approvata dall'assemblea dei soci.

Con essa è stato modificato il disciplinare che fino ad oggi non consentiva la produzione di amarone in diversi impianti. "Con questa modifica - ha spiegato Marchesini - il Valpolicella classico, il Ripasso, l'Amarone ed il Recioto continueranno ad essere prodotti esattamente dove vengono prodotti oggi. Senza modifica circa due terzi delle produzioni avrebbero corso il rischio di non essere più certificate".

"In sostanza - ha aggiunto Marchesini - abbiamo provveduto a correggere un refuso che risaliva al 1968. Dopo 40 anni credo che si vada incontro alle esigenze dei produttori e alle richieste del mercato". Marchesini ha replicato pacatamente alla polemica sollevata dalle 12 famiglie storiche dell'Amarone, che si erano opposte con durezza alla proposta di modifica, parlando di "scempio del vino della Valpolicella". "Penso - ha concluso il presidente del Consorzio - che fosse animata dalla volontà di lanciare una discussione sulle regole, nell'ottica di continuare a sostenere il nostro vino, facendolo diventare sempre più grande nel mondo. Ricordo peraltro che il nostro Consorzio riunisce ben 2245 aziende di 19 comuni della fascia pedemontana che vivono e lavorano su 30mila ettari, per una produzione di 60 milioni di bottiglie, pari a un controvalore di 350 milioni di euro". L'assemblea sei soci del Consorzio ha confermato il blocco a nuovi impianti, prolungandolo fino al 2016. E per rispondere alle richieste dei nuovi mercati è stato dato il via libera alla possibilità di produrre Valpolicella e Valpantena con il tappo a vite.

La risposta delle Famiglie dell'Amarone non si è fatta attendere molto: “Prendiamo atto – dichiara Stefano Cesari, vicepresidente delle Famiglie dell’Amarone - che la legittimazione produttiva della pianura, frutto della modifica votata dall’assemblea dei soci del Consorzio il 10 maggio scorso, decreterà l’omologazione tra tutte le aree produttive della denominazione e che, da quella data, la collina non esiste più. Questo è ciò che più ci rammarica: il mancato riconoscimento della superiorità della collina, da cui ha avuto origine anche il benessere diffuso per tutto il territorio”.

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