Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca Legnago / Via Dietro Mura

Favorivano l'immigrazione di clandestini per sfruttarli. Scoperti dalla Finanza

Un uomo è finito agli arresti domiciliari e per altri tre è scattato l'obbligo di dimora, tra le province di Verona, Treviso e Udine. L'indagine è stata avviata dai baschi verdi di Legnago

(Foto di repertorio)

Un uomo è finito agli arresti domiciliari e per altri tre è scattato l'obbligo di dimora, tra le province di Verona, Treviso e Udine, al termine di una complessa indagine svolta dalla Guardia di Finanza scaligera. I provvedimenti sono stati disposto dal gip di Verona Raffaele Ferraro.
In totale, undici soggetti, di nazionalità italiana e marocchina, sono stati deferiti alla Procura della Repubblica di Verona per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina mediante produzione di documentazione fittizia, sfruttamento del lavoro, riciclaggio e auto-riciclaggio dei proventi illeciti.

Le indagini sono state avviate dalla Finanza di Legnago, la quale ha analizzato alcune aziende operanti nel settore della fornitura di manodopera. I baschi verdi hanno individuato anomalie nella gestione di una ditta che risultava aver assunto oltre 300 persone nel periodo 2014-2016 e nel 2017, pur avendo cessato la propria attività, continuava a far figurare l'assunzione di cittadini extracomunitari. Le false assunzioni servivano a favorire la permanenza nel territorio dello Stato dei cittadini extracomunitari che per ottenere la falsa assunzione dovevano sborsare fino a 400 euro, sulla base di un vero e proprio tariffario.
Lo sviluppo delle indagini ha riguardato ulteriori due aziende per un totale di oltre 500 fittizie assunzioni. Sono stati altresì individuati due studi di consulenza del lavoro di Vicenza e Padova che si adoperavano per produrre la documentazione non veritiera.
Le aziende coinvolte nell'indagine, di fatto, utilizzavano solo una minima parte degli stranieri assunti (circa 50), reclutando per lo svolgimento della propria attività altri clandestini (oltre 100) che, sotto-pagati o talvolta non pagati, venivano impiegati come forza lavoro presso aziende italiane operanti nel settore agricolo e zootecnico, dislocate principalmente nel territorio scaligero.

Il sodalizio era guidato dal legale rappresentante di una società fornitrice di manodopera e si serviva di "caporali" di origine marocchina che avevano il compito sia di sorvegliare gli stranieri assunti dalle aziende (alloggiati in strutture fatiscenti e in condizioni di degrado), sia di ingaggiare, all'occorrenza, ulteriori stranieri clandestini da impiegare illecitamente nelle proprie attività.
Il titolare delle cooperative attenzionate dalla Guardia di Finanza è un uomo classe '89 residente a Visco, in provincia di Udine. Gli altri tre colpiti dai provvedimenti del gip sono tre "caporali", uno di Cologna Veneta classe '75, uno di Sernaglia (Treviso) classe '77 e il terzo è un classe '82 di Pieve di Soligo (sempre Treviso).

Evaso il fisco e omesso il versamento ai fini previdenziali ed assistenziali per oltre 1 milione e 200.000 euro. E l'entità del danno economico generato nei confronti delle aziende italiane che operano onestamente nel medesimo settore di somministrazione di lavoro è stato ingente, in quanto la totale assenza di costi a carico delle società interessate e il risparmio d'imposta dovuto all'evasione ha permesso di prestare manodopera a prezzi al di fuori di ogni logica di concorrenza, abusando di una posizione dominante sul mercato determinata esclusivamente da condotte delinquenziali.

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