Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Veronetta / Via Giardino Giusti

Giù nella grotta, a 200 metri di profondità, per salvare il ferito: è un esercitazione

Lo scorso fine settimana la Stazione del Soccorso speleologico di Verona si è esercitata sul Corno d'Aquilio in un'operazione piuttosto complessa, con impegno e scenari del tutto identici a quelli richiesti da un'autentica emergenza

Un infortunio a 200 metri di profondità, l'allarme che scatta in tarda serata e la necessità di riportare in superficie il ferito, costantemente vigilato dal personale sanitario. Lo scorso fine settimana si è trattato di un'esercitazione per la Stazione del Soccorso speleologico di Verona, ma tempi, impegno e scenari sono stati del tutto identici a quelli richiesti da un'autentica emergenza in grotta.
Scenario dell'addestramento di sabato e domenica scorsi, 9 e 10 maggio, i Rami del Nonno della Spluga della Preta. La squadra si è attivata nel tardo pomeriggio di sabato, col ritrovo in magazzino, dove è stata preparata tutta l'attrezzatura necessaria, per poi trasferirsi sul Corno d'Aquilio, sulla cui sommità si apre l'imponente abisso. Le operazioni in grotta hanno avuto inizio verso le 21.30 e si sono prolungate tutta la notte e il giorno successivo fino alle 13 circa, quando la barella è stata portata all'esterno alla luce del sole. Il recupero, partito da circa 200 metri di profondità, ha visto l'utilizzo di uno speciale immobilizzatore Ked vericellabile nei due pozzi più profondi, preceduti da strettoie che non permettevano il passaggio della barella. Barella utilizzata poi per effettuare gli 8 recuperi successivi fino all'uscita dall'imponente dolina che caratterizza il pozzo iniziale. L'esercitazione, che ha tenuto 13 tecnici (più altri 3 di supporto esterno) in grotta per oltre 15 ore, ha contribuito a rafforzare ulteriormente la sinergia tra i tecnici, che hanno operato in condizioni difficili, di notte, come in un intervento reale.

rami del nonno (1)-2rami del nonno (3)-2

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