Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Green pass per cinema, palestre e ristoranti? La linea delle Regioni e le divisioni del governo in attesa del nuovo decreto

Salvini definisce il green pass ora come una «sciagura», mentre Letta lo giudica «essenziale» e la Conferenza delle Regioni ne chiede l'obbligatorietà solo per le «attività fino ad oggi non consentite o limitate». Comunque vada, da oggi con il Cosiglio dei ministri ed il conseguente nuovo decreto Covid varato dal governo Draghi avrà inizio una nuova epoca nella gestione della pandemia in Italia, ed è bene esserne consapevoli

Ristorante

«La Conferenza delle Regioni – dichiara il Presidente Massimiliano Fedriga - ha elaborato alcune proposte sull’uso del green pass in un’ottica positiva, ovvero per permettere la ripresa in sicurezza di attività fino ad oggi non consentite o limitate. Ad esempio grandi eventi sportivi e di spettacolo, discoteche, fiere e congressi». È quanto si legge in una nota ufficiale, mentre cresce l'attesa per la cabina di regia nazionale alle 15 ed il successivo Consiglio dei ministri convocato alle ore 17 cui seguirà una conferenza stampa del premier Mario Draghi, volta ad illustrare l'annunciato nuovo decreto Covid che, in sostanza, dovrebbe fissare, da un lato, i nuovi parametri per la classificazione delle Regioni nelle varie zone di rischio, ma soprattutto indicare dove e quando risulterà necessario essere titolari del green pass per poter accedere a determinati luoghi o fruire di servizi.

In merito al primo punto, il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga ha chiarito che da parte dei governatori è stata condivisa «una proposta per la revisione degli indicatori delle zone di rischio, formulando l’ipotesi di portare, per la zona bianca, il limite massimo di occupazione dei posti letto in area medica al 30% e quello delle terapie intensive al 20%». Lo stesso Fedriga ha precisato che «si tratta di proposte che facciamo al governo, in un’ottica di collaborazione istituzionale, anche alla luce dell’attuale contesto epidemiologico - caratterizzato da un aumento dell’incidenza ma da una bassa occupazione dei posti letto ospedalieri - e dalla progressione intensa della campagna vaccinale».

Tuttavia, è evidente che in realtà la vera partita si stia giocando sull'altro fronte, ovvero per l'appunto il green pass. Basti infatti pensare che tra zona bianca e zona gialla, ad oggi, in realtà dal punto di vista delle restrizioni le differenze sono pressoché inesistenti, essendo il coprifuoco stato abolito in area gialla dal 21 giugno scorso e venendo per ora comunque garantita la mobilità tra Regioni gialle e bianche a chiunque. Oltre al fatto, naturalmente, che sulla scorta della normativa vigente gli spostamenti sono consentiti «verso tutto il territorio nazionale, se la persona che si sposta è in possesso di una "certificazione verde COVID-19" valida». Ecco allora che il vero nodo da sciogliere è proprio qui: fin dove il governo italiano deciderà di estendere il "potere" del green pass? Ovvero, fino a che punto i guariti da Covid-19, i vaccinati contro Covid-19 o i tamponati con esito negativo a 48 ore, potranno fare cose e recarsi in luoghi tecnicamente preclusi e vietati a chi non rientra in una di queste tre categorie? Le risposte, temporanee e certo modificabili in futuro ma comunque assai decisive, saranno tutte contenute nel nuovo decreto annunciato per oggi.

La battaglia politica tutta interna alla maggioranza è al momento assai accesa ed apertissima, essendo le posizioni piuttosto distanti tra chi, come Matteo Salvini, ritiene che «il green pass fatto adesso è una sciagura e una iattura inutile» e chi, invece, come Enrico Letta lo ritiene «essenziale». Il ministro della Salute Roberto Speranza dal canto suo appare propenso ad un'applicazione estesa del green pass, mentre la stessa ministra Maria Stella Gelmini spiega che «il green pass serve per incentivare le vaccinazioni e per evitare possibili nuove chiusure». Nel mezzo, la virtù del premier Mario Draghi dovrà forse quest'oggi affrontare la sfida più difficile attraverso la sua rinomata arte mediatoria, anche perché per la prima volta si tratterà per il suo esecutivo di ridisegnare l'impianto normativo, dopo aver "ereditato" quello già fissato in precedenza dal governo Conte bis, indirizzato alla gestione della pandemia di qui fino, verosimilmente, almeno alla conclusione del 2021.

All'orizzonte, dopo un'estate rivelatasi dai tratti forse persino più incerti di quanto ci si potesse attendere, già si intravedono all'orizzonte le sfide dell'autunno, dalla riapertura delle scuole al problema dei trasporti pubblici, senza contare l'inevitabile cambiamento climatico più favorevole al virus e la campagna vaccinale che costituisce tanto una risorsa quanto un onere da sostenere, incentivare e portare avanti. Lo schema del futuro, la terza fase normativa Covid dopo il lockdown e le zone colorate, pare ormai certo si orienterà tutta attorno al pilastro del green pass, si tratta solo di capire tempi e modalità di applicazione concreta dei divieti e delle restrizioni per chi ne risulterà sprovvisto, mentre ai titolari dovrebbe essere concesso di vivere una sorta di quasi normalità, fianco a fianco ad un virus che non pare essere intenzionato a scomparire di punto in bianco.

Può piacere o non piacere, ma la fase di convivenza con il coronavirus sta forse solo ora iniziando a prendere davvero forma e, senza obbligo vaccinale per l'intera popolazione, a ciascun cittadino verrà rimessa la libertà di scegliere come attraversare questa nuova epoca della pandemia. Dal punto di vista economico il ragionamento appare tutto sommato abbastanza semplice: un'ulteriore serrata generalizzata di attività, imprese e servizi risulterebbe forse fatale ed insostenibile, dunque non resta che limitare la fruibilità di queste stesse attività e servizi a chi può permettersela senza mettere a rischio la propria ed altrui salute. Nessuno può realmente gioire di una simile situazione o negarne i contorni opachi e controversi, dal senso di costrizione alle possibili discriminazioni, ma il tema è solo e soltanto uno: quale l'alternativa? Se davvero, dopo l'entrata in vigore del nuovo decreto Covid che il governo Draghi si appresta a varare, nei prossimi giorni potremo recarci al cinema, a teatro, negli stadi oppure in un ristorante al chiuso, o ancora in palestra e piscina solamente se titolari di green pass, certo nessun cittadino democratico di questo Paese potrà realmente fare i salti di gioia, ma al contempo andrà ricordata quella fase in cui tutte queste cose ci sono state negate senza riserva. Una nuova era è alle porte, se il virus è destinato come molti esperti sostengono a divenire endemico, è necessario in qualche modo accompagnare questo processo di convivenza che avrà tempi più o meno lunghi a seconda anche delle nostre scelte individuali, su tutte l'adesione o meno alla campagna di vaccinazione. 

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