Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca Grezzana / Via Roma

Grandine a Verona, quasi un milione di euro di danni: "Serve lo stato di calamità naturale"

Solo a Vigasio la conta dei danni arriva a centinaia di migliaia di euro, mentre a Grezzana non si può ancora stabilire con certezza le ripercussioni sulla vendemmia 2013. Problemi anche nella Bassa veronese a causa dei ritardi nelle semine

Dalla Valpantena alla Bassa veronese le aziende del settore primario sono in crisi. Alle piogge che da mesi da non danno tregua agli agricoltori, si è aggiunta anche la ciliegina sulla torta: la grandine. 

La conta dei danni delle aziende agricole toccate da questa piaga è inziata già ieri, il day-after, e i primi bilanci non possono che preoccupare gli esperti del settore. La perturbazione che venerdì pomeriggio si è abbattuta sul veronese, ha provocato i maggiori danni nella fascia di territorio delimitata da Vigasio e Grezzana. 

VIGASIO - Nel primo caso i chicchi di grandine hanno raggiunto dimensioni incredibili, diventando un pericolo non solo per le piante ma nache per le strutture. Si sono registrati infatti numerosi danni a serre, coperture, mezzi ed anche edifici comunali con il palazzetto dello Sport e la tensostruttura utilizzata nella tradizionale Festa della polenta. La somma dei danni, compresi quelli ai raccolti, ammonta a qualche centinaia di migliaia di euro e per questo motivo, il sindaco Daniela Contri, ha dato il via alle procedure per la richiesta dello stato di calamità. 

GREZZANA - Diversa ma non meno la grave la situazione di Grezzana. A subire maggiormente l'improvviso fenomeno atmosferico sono stati vigneti e uliveti, ma ancora non è stato possibile fare una vera stima dei danni. Ci vorrà del tempo infatti per stabilire le condizioni dei tralci del Valpolicella Doc e le ripercussioni che ci saranno sulla vendemmia 2013, ma c'è già chi dice che almeno il 40 % sia stato definitivamente compromesso. 

BASSA VERONESE - Nella Bassa poi le piogge avevano già rallentato la semina di varie tipologie di piante, anche se però una coltura tipica della zona, il cavolo, è stata fortunatamente risparmiata, insieme a numerose pinate non ancora trapiantate dalla serra al terreno. 

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