Cronaca Borgo Roma / Via delle Menegone

Verona, a 29 anni fa la cavia umana per test sui farmaci: "Alti compensi"

Il veronese Giulio Zampini racconta la sua esperienza come paziente del Centro di ricerche cliniche al Policlinico di Borgo Roma. Lo fa dal 2008 e si è pagato università e vacanze: "Mai avuto controindicazioni"

A 29 anni ha deciso di fare la cavia umana per le industrie farmaceutiche. Il veronese Giulio Zampini lo fa dal 2008: ovviamente per soldi, la ricerca passa in secondo piano, per lui. Ha scelto di proporsi come volontario per pagarsi gli studi universitari e le vacanze. I compensi sono alti, avrebbe giurato, sulle pagine de l'Arena. Zampini periodicamente viene contattato dai medici e responsabili del Centro ricerche cliniche che ha sede all'ottavo piano, lotto B, del Policlinico di Borgo Roma. A Verona, dal 2005, l'azienda ospedaliera ha deciso di collaborare con le industrie farmaceutiche internazionali per lo sviluppo di medicinali. Per questa ragione il giovane verrebbe chiamato di media una volta all'anno, per un test sui nuovi prodotti. Non sarebbe tuttavia il solo, dato che partecipano come "cavie" altre persone delle più differenti età e condizioni fisiche. Alcuni si prenderebbero ferie per partecipare alle sedute. In pratica il compenso è proporzionato al ricovero a cui dovrà sottoporsi il volontario. Si parla di giorni ma anche settimane.

Le sedute, come spiega lo stesso Zampini, sono organizzate per tranquillizzare il paziente: una sala tv con divani, postazioni internet, giochi in scatola, videoregistratori e lettori dvd con film da scegliere e persino la pay-tv. Mentre sono lì i medici valutano l'avanzamento dei medicinali. Tutto avviene in sicurezza, si spiega: prima di sottoporsi al test sono obbligatorie analisi rigidissime. "Se non sei sano come un pesce non ti lasciano testare". E in più nessun obbligo, si può lasciare quando si vuole. Oggi, dopo la laurea in Scienze motorie, il giovane lavora come personal trainer e istruttore di palestra. Non avrebbe mai avuto strascichi dagli esperimenti. Così si sarebbe sottoposto, negli anni, a test con i farmaci per il mal di testa, per la memoria, per il rilassamento dei muscoli. Seguito, 24 ore su 24, dal personale medico specializzato. E, nonostante non possa uscire dall'ospedale durante tutto il periodo di sperimentazione, garantisce che aiuta anche la socialità. Avrebbe fatto belle amicizie con il personale e gli altri pazienti con i quali, per festeggiare la riuscita dei test, ci scapperebbe anche una pizza.

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