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Immigrazione. Iniziata ieri l'attività di volontariato per 50 migranti ospitati a Verona

Sin dalle prime ore della mattina, si sono ritrovati ieri presso i giardini della Giarina e dell'Arsenale circa 50 profughi. Svolgeranno a titolo gratuito per un totale di 20 ore settimanali lavori di pubblica utilità

Dopo le parole di soddisfazione pronunciate dall’assessore ai Servizi Sociali Anna Leso, ecco i fatti: nella mattina di ieri lunedì 20 luglio, si sono presentati alle 8.30 presso la Giarina circa 25 profughi, ospiti dell’Ostello della Gioventù di San Giovanni in Valle, per iniziare la loro attività di volontariato. Sono tutti quanti ragazzi giovani, maggiorenni di età non superiore ai 25 anni, alcuni di loro, è il caso di Ismail, nella loro terra d’origine frequentavano l’università (facoltà di scienze nella fattispecie). Quasi tutti parlano diverse lingue, oltre all’arabo, il francese e l’inglese vanno per la maggiore, in attesa d’imparare meglio l’italiano. Hanno tutti appena ricevuto il loro giubbino ad alta visibilità, e lo indossano con particolare felicità, perché ora finalmente anche loro possono pretendere di essere riconosciuti da chi gli sta attorno. Dopo giorni, mesi d’invisibilità all’interno delle stive di barconi ammassati in condizioni terribili e anni di drammi invisibili in mare, con centina di morti senza volto e senza nome tra le onde del Mediterraneo, quella casacca arancione non può che significare moltissimo per chi, non a caso volontariamente e senza alcun compenso, si trova ora a indossarla.

Tra i profughi, quasi tutti provenienti dalla Nigeria e dal Mali, si muovono con serenità e partecipazione anche Fiorenzo Scarsini, il Presidente dell’associazione che gestisce l’Ostello dove sono ospitati, e anche il mediatore culturale Jean Pierre Piessou. A distribuire i vari attrezzi necessari per lo svolgimento dell’opera di manutenzione e pulizia delle strade e delle aree verdi urbane, sono invece Corrado Fiorio e Diego Testi, rispettivamente ispettore per il centro storico e dirigente dell'Area servizi dell'Amia. Le raccomandazioni principali che vengono fornite, sono di prestare attenzione al traffico automobilistico e di indossare i guanti durante ogni operazione. Tutte le indicazioni vengono tradotte prontamente dal mediatore culturale, così come anche la sollecitazione a scrivere il proprio nome sui guanti consegnati, nonché il nome del luogo di destinazione d’uso, lungo i manici delle scope di colore gialloblù che saranno impiegate durante lo svolgimento dei lavori.

Jean Pierre Piessou, così come riportato dall’Arena, spiega che questo è in fondo “l'inizio di un percorso che può diventare un esempio anche per gli altri immigrati... Non è solo lavoro manuale, ma anche un'opportunità di dialogo”. E perché vi sia dialogo tra le persone, lo sappiamo tutti, è indispensabile che vi siano disponibilità all’ascolto e pazienza nell’affrontare le potenziali difficoltà che si potranno presentare. Non è allora soltanto un caso che tutti i ragazzi impegnati in questi lavori socialmente utili, sotto la casacca consegnata dal Comune, indossino anche una t-shirt rossa con tanto di scritta in lingua Swahili, parlata nell’Africa orientale e australe, “Jamaa”: comunità che ascolta.

Spostandosi all’Arsenale, verso le 10.00 del mattino, vi si trovano altri 25 ragazzi che attendono di ricevere i materiali e le informazioni dai vari operatori dell’Amia. Sono i migranti ospitati dall’altra struttura di riferimento, il Samaritano. Anche in questo caso a farla da padrone tra i giovani coinvolti, sembrano essere la voglia di riscatto sociale e la volontà di dimostrare alla popolazione locale come l’apporto fornito dai profughi possa anche rivelarsi virtuoso. In questo senso, lo stesso Francesco Vinco, coordinatore delle operazioni, spiega che non vi è stata alcuna difficoltà nel trovare i volontari all’interno delle abitazioni dove sono ospitati, ma che al contrario le adesioni sono state numerose. I più scettici, è il caso del senatore leghista Paolo Tosato che, come si evince dalle colonne dell’Arena, considera la cosa una mera “trovata pubblicitaria”, potranno appunto continuare a non vedere e non ascoltare. Ma a questo punto forse, a decidere veramente del valore positivo o meno di tutta l’organizzazione, sarà piuttosto la reazione dell’intera collettività veronese, dinanzi a un’iniziativa che, ad ogni modo, già durante la giornata di ieri, qualche cenno di saluto e sorriso di approvazione è riuscita comunque a strapparlo.

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