Cronaca Centro storico / Via del Pontiere

Cadono le accuse di Giaquinto contro i suoi colleghi e il gip archivia il caso

L'ex vigile aveva depositato una denuncia composta da 50 pagine dove si raccontano nei particolari alcuni reati commessi da alcuni agenti, ma gli inquirenti non hanno trovato prove a sostegno di queste tesi

Non è bastata una denuncia sporta circa un anno fa e completata nell'agosto 2012. Cinquanta pagine di ricostruzioni dove Pietro Giaquinto, 48 anni ed ex vigile, racconta la sua verità su alcuni presunti reati commessi al comando di via del Pontiere. L'indagine infatti è stata archiviata dopo la richiesta del pm Beatrice Zanotti. 

Gli investigatori non hanno trovato elementi a sostegno della valanga di accuse lanciate da Gianquinto che parlavano di corruzione, peculato, rifiuto d'atti d'ufficio, truffa, calunnia e successivamente integrate nell´agosto 2012 con furto e omessa denuncia all´autorià giudiziaria. Il tutto sarebbe stato opera di quattro suoi ex colleghi, che ora escono definitivamente dal registro degli indagati. 

Giaquinto è stato condannato in appello a quattro anni e otto mesi con l'accusa di concussione e induzione alla prostituzione ed è stato scarcerato due giorni fa in quanto sarebbero cessate le esigenze cautelari. L'ex vigile però continua a gridare la propria innocenza e rimane in attesa di un altro processo, con altri due imputati, per un altro caso di concussione. Intanto però la speranza di una rivincita riposta in quei cinquanta fogli dopo essere stato licenziato dalla polizia municipale è svanita. 

"Amavo quella divisa", avrebbe aggiunto nella querela, rigettando il ruolo di traditore affibbiatogli, e aggiungendo i 15 riconoscimenti ricevuti nella sua carriera tra ringraziamenti, elogi, encomi solenni, premi e persino una medaglia d'oro della Regione Veneto. "Sono servitore di una giustizia alla quale ho già dedicato 15 anni della mia vita" afferma nel testo e combatterò fino alla morte per portare alla luce una verità che tutti vorrebbero restasse sepolta. Con tutto il fiato che ho in gola, racconterò, parlerò e griderò la mia innocenza".

Lamenta anche una disparità di trattamento rispetto ad altri suoi colleghi coinvolti come lui nell'inchiesta, che anziché essere licenziati, sarebbero rimasti al loro posto o sarebbero solamente stati spostati in un altro ente. 

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