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Gemelli identici in tutto: finiscono entrambi in carcere

Gemelli identici in tutto: finiscono entrambi in carcere

Gemelli identici in tutto: finiscono entrambi in carcere

Due fratelli, 26enni albanesi, finiti in manette nel giro di due mesi. Si distinguono dai tatuaggi

Ora oltre a condividere una somiglianza perfetta i due gemelli Trushi, 26enni di origine albanese, hanno in comune anche la detenzione nel carcere di Montorio. A distanza di poco meno di due mesi sono stati arrestati tutti e due. Forse Eduard, l'ultimo a essere finito in manette, senza l'appoggio del fratello non riusciva più a organizzare al meglio i suoi loschi affari. O forse è solo una coincidenza.

Fatto sta che domenica scorsa, verso le 19, i carabinieri di San Bonifacio hanno fermato il giovane mentre stava salendo su una Peugeot 206 a Vago di Lavagno. I militari dell'Arma sapevano che quel veicolo era stato rubato il 15 giugno a Noventa Vicentina. Per giunta con lo stesso modus operandi di un altro furto d'auto denunciato nella provincia di Cremona il 5 aprile. Gli agenti, in borghese, appena hanno visto l'uomo avvicinarsi gli hanno stretto le manette ai polsi, sequestrandogli anche settecento euro tra banconote e monete, quest'ultime divise con precisione in piccoli portamonete da donna. L'errore dell'uomo è stato di parcheggiare in maniera scorretta il giorno prima la Peugeot 206 di fronte all'ufficio postale di Vago. Grazie al numero di targa le forze dell'ordine hanno saputo che il veicolo era stato rubato. Mettedosi quindi alla sua ricerca e trovandola la mattina del giorno seguente.

Le forze dell'ordine si erano messe sulle tracce di Eduard Trushi già dal 15 aprile, quando aveva forzato un posto di blocco a Vago di Lavagno dando vita a un inseguimento con la pantera dei carabinieri. Subito dopo era riuscito a fuggire lasciando al suo destino la macchina, la stessa rubata in provincia di Cremona. All'interno si sono trovati trecento euro tra banconote e monete, anche in questo caso suddivise in piccoli borsellini da donna. Segno evidente di una possibile attività di riciclaggio di soldi sporchi.


Il fermo del ragazzo è stato convalidato con custodia cautelare in carcere con l'accusa di riciclaggio e ricettazione. Gli inquirenti infatti ipotizzano che le monete dei borselli provengano dai numerosi furti di slot machine che hanno interessato la provincia scaligera negli ultimi tempi. Le monete poi verrebbero cambiate in banconote grazie all'aiuto di gestori di negozi o bar compiacenti, spesso di connazionali. L'arrestato, assieme al gemello clandestino e in Italia da dieci anni, non ha voluto assolutamente indicare il suo domicilio. Evidentemente lì si nascondono altri soldi sporchi ed elementi che riconducono ai complici della banda. Il fratello, invece, è finito in manette il 2 aprile scorso a San Bonifacio per ripetuti furti in appartamento.

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