Furti e incendi per estorcere denaro a centri ippici: 3 giovani arrestati

Dall'inizio del 2018, dopo ogni episodio seguivano minacce e richieste di denaro ai due imprenditori, che dopo aver ceduto alle richieste degli strozzini, si sono rivolti ai carabinieri per mettere fine all'incubo

La caserma di via Salvo D'Acquisto

Incendi, furti, danneggiamenti: è quello che i titolari di un Centro Ippico di Verona e Padova hanno subito da gennaio 2018 ad oggi, finché non si sono visti costretti a cedere al ricatto dell'estorsione. 
Dall'inizio dello scorso anni infatti, dopo alcuni episodi di furti ed altri gravi reati (si parla, ad esempio, del furto di selle per cavalli del valore di 4 mila euro ciascuna, danneggiamenti di attrezzature ippiche, per arrivare addirittura ad incendi appiccati all’ingresso di uno dei due maneggi), sono seguiti, puntuali, messaggi con richieste di denaro ed inquietanti minacce. Così, il 19 gennaio 2019, gli imprenditori destinatari di queste missive e chiamate minatorie, hanno finalmente deciso di rivolgersi alla stazione dei carabinieri di Cadidavid. Data però la gravità della situazione e dei reati commessi, l'indagine è passata nelle mani dei militari del Norm di Verona, guidai dal Tenente Silvana Fabbricatore e dal Sottotenente Pierluigi Stella. 

È scattata così l'attività di pedinamento e controllo, che ha permesso agli uomini dell'Arma di assistere alla consegna del denaro da parte delle vittime agli estorsori: un anticipo di mille euro sui 4 mila pattuiti. Il pagamento illecito è avvenuto dunque sotto l'occhio dei carabinieri la sera del 20 gennaio a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, e una volta concluso sono scattate le manette, in flagranza di reato, per 2 ragazze italiane di 25 anni residenti ad Occhiobello, in provincia di Rovigo, che avevano ricevuto il denaro. 

L'indagine però non si è conclusa lì. Infatti i militari, diretti dal Pm Andrea Maggioni della Procura di Ferrara, sono riusciti a scoprire chi si nascondeva dietro la vicenda, ovvero la mente che aveva organizzato l'estorsione. Un risultato giunto grazie ai risultati ottenuti dal lavoro dell'Arma veronese, uniti alle dichiarazioni rilasciate dalle due arrestate in sede di interrogatorio in carcere, davanti al Pubblico ministero e alla polizia giudiziaria. L'architetto dei fatti degli ultimi mesi, colui il quale aveva organizzato le estorsioni iniziate un anno prima, dirigendone scrupolosamente ogni fase e celandosi dietro più identità tramite vari profili Facebook e Messenger, sarebbe dunque un giovane italiano di 25 anni, compagno e convivente di una delle due arrestate.

Così il 24 gennaio, a Occhiobello, nei suoi confronti sono scattate le manette in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal Gip di Ferrara.

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