Furti nelle case e traffico di cocaina con l'estero: banda albanese sgominata

L'operazione condotta dai carabinieri di Venezia il interessato anche il Veronese: i criminali infatti agivano in tutto il Nord Italia, mettendo a segno colpi anche in Olanda e Germania

È scattato all'alba di martedì un blitz dei carabinieri di Venezia volto a sgominare un'organizzazione criminale albanese dedita a furti e traffico di cocaina nel nord Italia e in Germania. 150 uomini, 50 automezzi, varie unità anitdroga e un elicottero, hanno preso parte alle operazioni che hanno interessato il Veneziano, il Padovano, il Trevigiano, il Veronese e il Torinese, mettendo a segno numerosi arresti e un duro colpo ad un banda che, dopo aver iniziato con i furti nelle abitazioni, si era specializzata nell'importare cocaina, principalmente dall'Olanda. 

Sono almeno una ventina i furti di cui la banda è ritenuta responsabile dal 2014 ad oggi, ma le forze dell'ordine stanno indagando su altrettanti episodi, mentre sette arresti in flagranza di reato erano già stati eseguiti nelle fasi che hanno preceduto l'ultima retata, nella quale sono state fermate altre nove persone. Questo sodalizio criminale aveva una struttura ben precisa, tanto che ogni membro aveva un ruolo specifico nell'esecuzione di un colpo: i criminali partivano con un'attenta selezione dell'obiettivo, alla quale poi seguiva un sopralluogo, l'esecuzione del furto e infine la spartizione del bottino. È stato scoperto inoltre uno dei canali di ricettazione attraverso cui i malviventi smerciavano parte della refurtiva, ovvero due attività "compro oro" in zona Mestre. Ben più redditizio, però, era il traffico di droga: in tutto i carabinieri hanno sequestrato quasi dieci chili di cocaina.

L'inchiesta ha preso il via il 12 febbraio 2014 dal monitoraggio di alcuni personaggi sospetti, eseguito dal nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Venezia, che ha permesso di individuare i primi componenti di una banda, che si sarebbe poi rivelata una vera e propria organizzazione. 
Tutto ha inizio durante un furto a Noventa di Piave, quando uno dei leader salta la recinzione di un giardino senza accorgersi che davanti a lui c'è un salto di circa tre metri. Praticamente impossibile non riportare traumi dopo un simile volo, così i militari hanno tenuto d'occhio i Pronto Soccorso della zona, scoprendo che un cittadino albanese si era recato all'ospedale Ca' Foncello di Treviso per la frattura di entrambi i talloni. Traumi che hanno richiesto una prognosi di 90 giorni e che oltretutto causano ancora oggi problemi al criminale. Compreso di aver trovato il loro uomo, i carabinieri iniziano a tenere sotto controllo il sospettato: sopralluoghi e pedinamenti permettono di acquisire i primi elementi, dopodiché scattano anche le intercettazioni telefoniche, che rendono il quadro di volta in volta più chiaro. 

Così il 2 dicembre 2014, E.K., K.P. e H.K., vengono colti sul fatto durante un furto in un'abitazione di Villorba (Treviso) e per loro scattano le manette. Le indagini allora vanno avanti, permettendo di mettere in evidenza la trasformazione della banda, che dai reati predatori passa a quelli di spaccio, investendo i soldi ottenuti dai furti nelle abitazioni. La cocaina viene fatta arrivare da Olanda e Germania, paesi in cui la banda non manca di unire il nuovo "business" ai reati "tradizionali", mettendo a segno diversi colpi in casa. 
Il 25 ottobre 2014 i carabinieri di Venezia danno un contributo fondamentale alle forze dell'ordine tedesche per arrivare a mettere le mani su uno degli indagati, A.G.: quest'ultimo muore nel gennaio del 2015, investito in autostrada mentre tentava di fuggire a piedi dalla polizia teutonica dopo l'ennesimo furto in abitazione vicino a Colonia.

È il 27 febbraio 2015 quando, a San Biagio di Callalta (Treviso), Z.V. viene trovata in possesso di 2 chili di coca e una pistola semiautomatica rubata a Novara, una Tanfoglio, e conseguentemente arrestata. Per gli stessi fatti viene applicato il fermo di indiziato di delitto nei confronti di F.M. e Q.A., fermati all'aeroporto Marco Polo mentre cercavano di fuggire dall'Italia con 20mila euro in contanti.
A Marghera invece, il 14 aprile 2015, finisce in manette invece Z.M., sorpreso in possesso di sette chili scarsi di cocaina, mentre A.M., che si trovava in auto con lui, addosso aveva ben 5mila euro in contanti e scatta quindi una denuncia a piede libero a sio carico. Tre giorni dopo, il 17 aprile, è F.S. ad essere rintracciato e catturato a Spinea per spaccio. Altre otto denunce inoltre sono partite nei confronti di altrettante persone collegata a vario titolo al gruppo criminale: tra queste anche i titolari dei due compro oro, che dovranno rispondere di ricettazione. Il ruolo delle donne del gruppo finite in manette era quello di custodire lo stupefacente, mentre quello delle due denuciate era di raccogliere i monili in oro trafugati nelle abitazioni e monetizzare il tutto.
Le persone arrestate ora dovranno difendersi dalle accuse di associazione per delinquere dedita a furti e rapine e traffico internazionale di stupefacenti.

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