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Frode sui fondi Pnrr ai danni dell'UE, sequestri per oltre 600 milioni: coppia del Veronese al vertice del sodalizio

Sono 22 le misure cautelari emesse in seguito all'indagine della guardia di finanza, coordinata dalla procura europea, di cui 8 in carcere e 14 ai domiciliari

A partire dall'ottobre del 2022, l'organizzazione avrebbe messo a segno frodi per un valore di 600 milioni di euro, sfruttando i fondi del Pnrr destinati alle piccole imprese, poi i finanziamenti pubblici dell'ACE dedicati alla crescita economica. Un sodalizione smantellato dalla guardia di finanza, come spiegano i colleghi di VeneziaToday, al termine di un'indagine coordinata dalla procura europea (Eppo), che ha portato all'emissione di misure cautelari nei confronti di 23 persone, quasi tutte italiane, le quali dovranno ora rispondere di vari reati finanziari: frode fiscale, riciclaggio, bancarotta.

Coppia del Veronese al vertice

I primi sospetti sono stati sollevati da due società veneziane che avevano partecipato ai bandi di Simest (del gruppo Cdp) per ottenere i fondi europei della "missione 1" del Pnrr, dedicata all'internazionalizzazione delle imprese. Nei documenti esibiti sarebbero state presenti grosse incongruenze rispetto a quelli depositati alla camera di commercio: bilanci floridi (ma falsi) a fronte di dichiarazioni dei redditi non presentate e fatture non emesse. Questo ha innescato l'inchiesta, che, attraverso intercettazioni e accertamenti informatici, ha portato a quello che le forze dell'ordine considerano il vertice del sodalizio: una coppia che vive in provincia di Verona, formata da un uomo altoatesino (con vari precedenti, anche per droga) e da una donna di origine ucraina.

Rete di cartiere

Anche grazie all'interessamenti dell'Europol, l'indagine ha riunito un centinaio di segnalazioni per sospetto riciclaggio arrivate dalle banche e dalle Financial intelligence unit estere, portando alla luce una rete interconnessa di frodi: una serie di falsi imprenditori che gestivano in tutto 23 società "vuote" con sedi in tutta Italia. «Era una rete nata appositamente per beneficiare di qualsiasi forma di finanziamento pubblico - ha sottolineato il colonnello Fabio Dametto, comandante del Nucleo polizia economico finanziaria di Venezia -. Un'organizzazione "resiliente", capace di riciclarsi in base alle normative». Nel tempo, queste società sarebbero state trasferite in altre città (Roma, Napoli e Milano) cambiando l'oggetto sociale per trasformarsi in attività edilizie: a quel punto creavano crediti fasulli relativi a ristrutturazioni e falsi aumenti di capitale per poter beneficiare delle ACE, le agevolazioni per il sostegno alla capitalizzazione delle imprese.

Appartamenti, viaggi e auto di lusso

Il denaro che ne sarebbe stato ricavato finiva in gran parte all'estero, o in acquisto di immobili (ville e appartamenti, già identificati e sotto sequestro), automobili (Audi, Lamborghini, Porsche Panamera), gioielli e orologi, criptovalute e viaggi: la coppia "veronese" si spostava parecchio, tanto che l'arresto è avvenuto in Slovacchia, mentre si dirigevano da Bratislava verso Vienna con l'intenzione di prendere un volo per Atene. I due sono stati portati in carcere, come altri 6 "soci". 14 persone sono invece ai domiciliari, un'altra ha ricevuto la sola misura dell'interdittiva a svolgere attività professionale. Nelle attività illegali erano coinvolti dei commercialisti incaricati di spedire i bilanci falsi tramite portale web. Altre due persone sono indagate, tra le quali un notaio di Avellino. Tra gli arrestati anche un uomo con domicilio in provincia di Treviso; due erano già ristretti (uno in carcere in Toscana, uno ai domiciliari in Friuli). Le perquisizioni sono sate svolte in Veneto, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli, Toscana, Lazio, Campania e Puglia, anche con l’ausilio di unità cinofile cash dog.

Frodi informatizzate

Il gruppo, ha sottolineato la guardia di finanza, si sarebbe servito di sistemi di tecnologia avanzata: oltre a usare Vpn per simulare indirizzi ip diversi rispetto a quelli reali, gli indagati avrebbero impiegato software di intelligenza artificiale per falsificare i documenti delle pratiche, riuscendo a "bucare" i sistemi di controllo automatizzato del portale Simest; inoltre, una parte del riciclaggio sarebbe stato realizzato convertendo il denaro in criptovalute tramite apposite piattaforme di exchange: i finanzieri sono arrivati anche lì, grazie alla collaborazione delle stesse piattaforme di exchange. «Nel corso delle perquisizioni abbiamo anche sequestrato un computer quantistico», ha fatto presente il tenente colonnello Marco Stella, della guardia di finanza di Venezia.

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