Frode fiscale legata ad un organismo di ricerca tocca più di 200 società

Ben settanta reparti della Guardia di Finanza per dare esecuzione ad oltre 200 decreti di perquisizione e sequestro che toccano anche la provincia di Verona

Guardia di Finanza (Foto di repertorio)

Il centro dell'indagine è la provincia di Padova, ma sono stati impegnati ben settanta reparti della Guardia di Finanza per dare esecuzione ad oltre 200 decreti di perquisizione e sequestro in relazione ad una presunta frode fiscale attuata da un organismo di ricerca. La presunta frode sarebbe stata realizzata anche tramite l'utilizzo di fatture false con cui sarebbero stati generati degli indebiti crediti d'imposta connessi a dei progretti di ricerca.
Gli indagati sono più di 200 e le operazioni della polizia giudiziaria sono state eseguite in 38 province, tra cui quella di Verona. Tra gli indagati ci sono amministratori, rappresentanti legali e consulenti delle società che avrebbero beneficiato dei crediti d'imposta non dovuti.

L'operazione è il frutto di una complessa azione investigativa, diretta dalla Procura della Repubblica patavina e condotta dalle Fiamme Gialle di Padova. In due anni, gli investigatori avrebbero individuato un'associazione per delinquere, composta dagli amministratori e dal consulente di un network di società padovane.
Questa associazione avrebbe avuto lo scopo di far fruire illecitamente delle agevolazioni fiscali riconosciute dallo Stato a fronte di investimenti in ricerca scientifica. Queste agevolazioni fiscali sono un credito d'imposta riconosciuto alle società che avessero sostenuto costi o finanziato progetti di ricerca in università o in enti pubblici di ricerca. La norma riconosceva come soggetti finanziabili anche degli organismi di ricerca, cioè soggetti che svolgono, senza scopo di lucro, attività di ricerca di base, di ricerca industriale o di sviluppo sperimentale, diffondendone i risultati mediante l'insegnamento, la pubblicazione o il trasferimento di tecnologie.

Le fiamme gialle sono sicure di aver raccolto prove sufficienti a dimostrare che l'organismo di ricerca patavino avrebbe sfruttato la propria qualifica accreditata per far ottenere ai propri committenti il diritto di vantare nei confronti dell'erario crediti d'imposta attraverso false fatturazioni di servizi di ricerca e sviluppo, per un importo attualmente quantificato in oltre 45 milioni di euro.

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