Fondazione Arena. Firmato l'accordo con Fuortes. La parola ai lavoratori

Come Sansone possono far crollare tutto ancora una volta. L'alternativa però non sarà un altro commissariamento, ma la liquidazione dell'ente. E il Cub è pronto allo sciopero

Sospesa tra un sì, un no e uno sciopero. La Fondazione Arena si trova in questa situazione in prossimità di due scadenze: il 24 giugno si apre la stagione estiva con la Carmen di Bizet e il 30 giugno si chiude la finestra per accedere ai contributi della Legge Bray, fondamentali per il salvataggio economico dell'ente. 

Come Sansone, i lavoratori della Fondazione Arena si trovano tra le due colonne che possono far crollare tutto. Oggi, 16 giugno, sarà proposto loro l'accordo che i sindacati hanno firmato dopo essere stati messi con le spalle al muro dal commissario. Avevano chiesto un incontro urgente con Carlo Fuortes, ma l'incontro non c'è stato. Rimaneva l'ultimatum: o accordo o liquidazione. E Cgil, Cisl, Uil e questa volta anche Fials hanno scelto l'accordo.

Nella proposta accettata, obtorto collo, dai sindacati non viene fatta menzione del corpo di ballo, che però non è salvo, come scritto sul Corriere di Verona. Sarà la Fondazione stessa che unilateralmente avvierà le procedure per il licenziamento. Restano i 52 giorni di chiusura per questo e i prossimi due anni. Nel 2016 si concentreranno nei mesi invernali, nel 2017 e 2018 sarà invece possibile applicarli diversamente. Tutti d'accordo sull'integrazione salariale del Fis e sugli altri dettagli di una proposta che ora passa ai dipendenti, che proprio come Sansone possono accettare i sacrifici imposti oppure far crollare tutto ancora una volta. In questo caso però l'alternativa non sarà più il commissariamento ma la liquidazione.

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Un sì o un no da parte dei lavoratori, ma anche uno sciopero che potrebbe seguire lo stato di agitazione proclamato dal Cub. La coordinatrice provinciale della Confederazione unica di base di Verona Francesca Bragaja ha motivato l'agitazione scrivendo: "L’intervento del commissario si sta concentrando prioritariamente, se non esclusivamente, sul costo del lavoro e sui sacrifici che, in modo indiscriminato, dovrebbero ricadere sui lavoratori. Manca la volontà di mettere mano all’assetto organizzativo della Fondazione, partendo dalla verifica delle responsabilità della dirigenza e dei funzionari e dalla riduzione sia del loro numero, che delle loro retribuzioni, ed è assente anche la volontà reale di rilancio artistico, con la messa a punto di un progetto che veda nell’attività del Filarmonico autunnale-invernale-primaverile uno dei perni della continuità produttiva della Fondazione. Contro ogni logica di rilancio, si vuole eliminare del corpo di ballo e manca la valorizzazione del settore tecnico-artigianale delle maestranze, che avrebbe dovuto promuovere la progettazione e realizzazione di nuove scenografie e la cessazione della politica di esternalizzare parte degli interventi". Per questi e per altri motivi il Cub ha comunicato lo stato di agitazione dei lavoratori della Fondazione Arena e non si esclude lo sciopero.

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