Finti incidenti e cauzione: arrestati due cugini che truffavano anziani, vittime a Verona

Un finto incidente stradale a un parente delle vittime, la telefonata dei truffatori agli anziani e la richiesta di un indennizzo in denaro: in manette due cugini 25enni, con ogni probabilità legati ai clan della Camorra

frame BolognaToday.Tv

Il sospetto è che abbiano truffato circa 14 persone anziane, alcune delle quali anche a Verona, nel periodo compreso fra gennaio e ottobre 2017, facendosi consegnare diverse decine di migliaia di euro utilizzando il truffaldino sistema del "finto incidente stradale". Dopo un fasullo incidente che riguarderebbe dei parenti delle vittime prescelte (figlio o nipote solitamente), partiva una telefonata e in seguito gli emissari andavano a riscuotere la richiesta d'indennizzo presso le abitazioni degli anziani.

Come riferito da BolognaToday, sarebbe stato dunque questo il sistema utilizzato dai criminali e portato alla luce dai Carabinieri di Bologna, i quali hanno arrestato all'alba di questa mattina due cugini di 25 anni, A.M. e M.M., nelle rispettive abitazioni di Napoli. I due non erano dei terminalisti/telefonisti, ma gli emissari stessi che andavano direttamente nelle case degli anziani per riscuotere il denaro. L'operazione nasce da una costola dell'indagine "Avvoltoio" che a settembre del 2016 aveva smantellato un'intera banda di truffatori. 

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Il modus operandi della banda

La batteria di telefonisti-terminalisti da Napoli, tramite la pagine bianche, si concentravano su un quartiere o una via di Bologna e altre cittadine italiane come Verona, Ferrara e Ravenna, individuando le vittime, tutte anziane, che venivano "agganciate" con l'ormai collaudata richiesta di denaro per non far finire nei guai un parente, fittiziamente dichiarato essere coinvolto in un grave incidente stradale, circostanza confermata anche da un fasullo carabiniere: «Andavano a colpo sicuro - ha detto ai cronisti il luogotenente Salvatore D'Elia - perché la telefonia fissa è utilizzata oggi quasi soltanto dagli anziani». 

Una sirena in sottofondo, una telefonata con domande trabocchetto per carpire la fiducia dell'anziano da parte del sedicente "avvocato Molinari", poi solitamente interveniva il "maresciallo Primo": una vera e propria messinscena per trattenere il più a lungo possibile i malcapitati all'apparecchio, evitando così che potessero contattare i familiari, mentre l'emissario di turno, rigorosamente ben vestito in giacca e cravatta, suonava alla porta per ritirare denaro contante o l'equivalente in gioielli corrispondente al valore della "cauzione", ossia dai 2.000 ai 2.500 euro. 

Nell'area metropolitana di Bologna si contano 11 colpi andati a segno tra gennaio e ottobre 2017 (una quindicina denunciati dall'inizio del 2018), mentre i restanti colpi sarebbero stati messi a segno a Verona, Ferrara e Ravenna. Tutte le vittime vanno dai 74 sino ai 94 anni. I due arrestati, entrambi incensurati, fungevano da emissari-riscossori: alloggiavano negli alberghi cittadini e si spostavano con auto prese a noleggio.

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Legami con i clan

Non si tratta di bande che agiscono autonomamente, ma legate a organizzazioni camorristiche  alle quali versano fino al 60% del bottino. Nel caso specifico, il denaro entrava nelle casse del clan Marsicano-Esposito di Casoria che a sua volta versava la tangente, "pesone" o "carosiello", per poter operare in tranquillità, ai Contini di Napoli. 

Come da richiesta del pm Marco Forte, accolta dal Gip, i due arrestati dovranno ora rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa (art. 416 codice penale): «Un reato odioso che normalmente non viene punito in maniera esemplare - ha commentato Diego Polio, comandante del Nucleo Investigativo di Bologna - ma che, grazie all'attività di prevenzione del Prefetto e quella di repressione della Procura, ha portato a una diminuzione drastica delle truffe a danno di soggetti deboli, rispetto agli anni d'oro (2014-2016 - ndr)».

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